(I can’t get no) Satsifaction: il 6 Giugno 1965 irrompe il fuzz selvaggio dei Rolling Stones

Musica
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41 anni fa esce il brano legato a una delle più ricche mitologie del rock. Quello che ha sdoganato il suono della distorsione “fuzz” e che ha proiettato gli Stones sul tetto del mondo

La storia del rock contiene al suo interno tante altre storie, alcune delle quali sono diventate dei veri e propri archetipi. Come la famosa contrapposizione tra i Beatles e i Rolling Stones, così radicata nel senso comune e così costruita ad hoc da stravolgere letteralmente la realtà: gli Stones, rampolli della borghesia londinese, diventano i facinorosi artefici del rock stradaiolo, mentre i Beatles, veri e propri figli della working class inglese, assumono il ruolo dei cantori reazionari di un certo humus borghese.

Una della storie che si porta dietro il bagaglio di mitologia più ricco è quella della canzone (I can’t get no) Satisfaction. Datata 6 giugno 1965, leggenda vuole che il brano venga concepito un mese prima di quella data, in occasione del primo tour americano dei Rolling Stones. Durante un concerto in Florida c’è una schermaglia tra il pubblico e le forze dell’ordine; Keith Richards, che rimane impressionato dall’episodio, rielabora l’accaduto attraverso un riff di chitarra minimale e una lirica semplicissima: “I can’t get no satisfaction”.

Nella performance del 1966, all’Ed Sullivan Show, il testo del pezzo viene ripulito della frase “Trying to make some girls”, giudicata troppo estrema per gli standard dell’epoca . Ma in realtà il cuore della canzone è tutta nel suo refrain magnetico: “No satisfaction”, il meccanismo di costante insoddisfazione di un’intera generazione che, inoltrandosi nel cuore degli anni sessanta, vedrà la sua bulimia scontrarsi con la realtà. Allo stesso tempo l’energia esplosiva di questo approccio “famelico”, nella sua costante ricerca inappagata di soddisfazione, costituirà una spinta fenomenale per la musica di un intero decennio.

Mick Jagger ebbe a dire del loro famoso brano: “I musicisti hanno quasi una forma di auto- snobismo nei confronti delle loro hit. Io invece non mi vergogno ad ammettere che si trattò della svolta della nostra carriera. È la canzone che ci ha creato, trasformandoci in un una band dal successo mostruoso. E per diventare così grandi c’è sempre bisogno di un brano che ti apra la strada. Satisfaction era la nostra firma; aveva un riff contagioso, una lirica e un titolo che ti si stampavano in testa e poi riusciva catturare lo spirito del tempo: l’alienazione. O forse era qualcosa di leggermente più intricato e complesso, ma che aveva sicuramente a che fare con una forma di alienazione sensuale”.

E se è vero che (I can’t get no) Satisfaction porta la firma degli Stones, è altrettanto vero che il suo autore, Keith Richards, non riesce a togliersi dalla testa la somiglianza del suo riff con il famoso incipit di fiati di un altro brano, dal quale confessa di essere stato profondamente influenzato. Questo:

Spesso è un particolare quello che fa la differenza. Una sfumatura che riesce ad emergere dal contesto, captando tutte le attenzioni e ingigantendosi a dismisura. In Satisfaction quel particolare, divenuto essenziale, è il suono della chitarra. Un suono così caratteristico e imprescindibile da mettere in una luce completamente nuova un riff piuttosto semplice, che si rivelerà travolgente. Quel suono prende il nome di fuzz: una particolare distorsione che Keith Richards trova perfettamente adatta alle esigenze della canzone: “Avevo bisogno di più distrsione, qualcosa che mi aiutasse a rendere le mie note potenti e durature”. Proprio come se si trattasse di una parte di fiati, ammette in seguito.

Ma il fuzz non è una scoperta di Richards, che si trova a disporre di un effetto già rodato:  come moltissime novità, nella musica e non solo, si tratta di un’invenzione casuale, frutto addirittura di un errore.

Nel 1960, durante le registrazioni del brano Don’t Worry di Marty Robbins (cantante country originario dell’Arizona), Glen Snoddy, il tecnico del suono, si rende conto che un guasto del mixer genera una fragorosa distorsione sul basso. Allo stupore iniziale segue l’incredula constatazione di un suono roboante e inaudito. Quello che potete ascoltare dal minuto 1:26 di questo brano e che sarebbe diventato un importante marchio sonoro negli anni a venire.

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