Homeland: ecco a voi la nuova Carrie… ma ancora per poco

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I vecchi fantasmi della ex agente della Cia stanno tornando: la sua vicenda personale sarà al centro di questa nuova stagione

Sono passati due anni dal momento in cui abbiamo lasciato Carrie Mathison (Claire Danes), alla fine della quarta serie di Homeland. Dopo le delusioni professionali dovute alle scelte fatte dal suo mentore Saul Berenson, Carrie ha lasciato la Cia e ricominciato una nuova vita a Berlino, dove lavora come responsabile della sicurezza per un’azienda privata. Dedica il suo tempo libero alla figlia Frannie e il compagno Jonas Happich (Alexander Fehling).

Ma la vecchia Carrie non si farà attendere troppo e con lei torna immediatamente anche il ritmo serrato e avvincente delle prime quattro stagioni di Homeland. Anche se è la stessa protagonista a puntare i piedi e a cercare di tenersi stretta questo nuovo menage familiare (“È come se la mia vecchia vita fosse ritornata insieme a tutto ciò da cui sono fuggita venendo qui” confessa al suo nuovo compagno) fin dai primi minuti della prima puntata abbiamo tutti l’impressione che torneranno presto i suoi vecchi fantasmi: dall’incontro con il suo capo ai continui riferimenti alla Cia.

E tornerà anche il suo personaggio complesso e tormentato, quello affetto da disturbo bipolare, insomma, quello che il pubblico ha conosciuto finora. Tornerà il personaggio che la stessa Claire Danes adora interpretare. In un’intervista al Late Show di Stephen Colbert, l’attrice ha infatti dichiarato di preferire i personaggi con forti disordini e anche quando ha lavorato in commedie romantiche come Shopgirl interpretava il ruolo della commessa come se fosse “una persona clinicamente depressa”.

Dopo questa prima puntata, quindi, c’è da aspettarsi un crescendo di ritmo e situazioni, quelle che hanno conquistato il pubblico finora. Già nella seconda puntata Carrie sarà in Libano: si tratta del famoso episodio di cui si è tanto parlato per una gaffe della produzione di Homeland. È in quella puntata infatti che a un tratto compaiono delle scritte in arabo in un campo profughi siriano che recitano: “Homeland è razzista”, “Homeland non è una serie tv”, “Homeland non esiste”. I graffiti incriminati, realizzati in quello che in realtà è un set cinematografico, sono stati chiesti a un gruppo di artisti arabi, Heba Amin, Caram Kapp e Stone, del collettivo Arabian Street Artist. Nessuno, però, si è mai preccupato di controllare il significato di quelle scritte e la serie che parla di hacker è stata a sua volta hackerata da questi tre artisti e in un attimo la brutta figura è diventata globale. A tornare sul fatto anche Stephen Colbert nel suo Late Show: il comico scherza sulla denuncia degli artisti con una replica molto divertente (e che in fondo sembra sostenere la tesi di Heba Amin, Caram Kapp e Stone.

Gaffe e questioni diplomatiche a parte, la nuova stagione resta sui temi di sempre – lo spionaggio e il terrorismo di matrice islamica – ma si presenta quest’anno con uno stile narrativo tutto nuovo: le vicende internazionali, sempre presenti fin dalla prima stagione, faranno per la prima volta da sfondo alla storia personale della protagonista. Prepariamoci, quindi, perché la quinta stagione di Homeland non è la storia di Carrie, ma Carrie stessa è la storia di questo nuovo Homeland.

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