La rimonta di Hillary dopo il disastro dell’Fbi

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epa05616659 Democratic Presidential nominee Hillary Clinton holds a 'get out the vote' rally at Pitt Community College in Winterville, North Carolina, USA, 03 November 2016. Democrat Hillary Clinton is running against Republican Donald Trump in the election to chose the US president to serve from 2017 through 2020. The presidential election is being held on 08 November 2016.  EPA/JIM LO SCALZO

Comey annuncia che non ci sarà indagine, ma Trump attacca: “Gli americani sanno che è colpevole. Nelle urne facciano il loro dovere”. New York si prepara al big Tuesday. E anche la maratona si schiera

NEW YORK – Il rischio che la prima donna presidente degli Stati Uniti fosse anche la prima a finire sotto impeachment appena eletta – prospettiva che agitava numerosi osservatori e quindi elettori – se ne va nel primo pomeriggio di una domenica piena di sole e di vento. Sono da poco passate le 15 – le 21 in Italia – quando agenzie di stampa e siti fanno rimbalzare la notizia che nessuno aspettava e che ancora una volta cambia il destino di questa assurda campagna elettorale. Il potente James Comey, il numero 1 del bureau of investigation (Fbi) ha informato i senatori con una lettera che l’indagine sulle mail di Hillary- parte seconda finirà così come già era finita la prima indagine a luglio: senza esiti di tipo penale. E’ una bomba. A 36 ore dal voto. In poche ore i sondaggi registrano subito una ripresa del gradimento della candidata democrat. Così come avevano registrato lo stop dieci giorni fa quando lo stesso Comey aveva rivelato che era in corso una nuova indagine relativa ai messaggi trovati sul server dell’ex deputato Anthony Viener, ex marito del braccio destro di Hillary, Huma Abedin.
La formula lessicale usata da Comey nella nuova lettera inviata ai senatori sabato ma di cui si è avuta notizia solo domenica, è un capolavoro di ipocrisia. “La verifica delle nuove mail non cambia le conclusioni a cui il Bureau era già arrivato a luglio (al termine della verifica del primo gruppo di mail che la Clinton segretario di Stato aveva inviato da un account di posta privato anziché da quello ufficiale così come era obbligata a fare, ndr). Non esiste in quelle mail nulla che abbia rilevanza penale. L’inchiesta è formalmente chiusa”.

I gravi errori del capo del Bureau

L’unica cosa certa di questo voto americano è che il capo dell’Fbi sarà sostituito in men che non si dica dal nuovo inquilino della Casa Bianca. Non tanto perché ha scontentato tutti: Clinton e lo stesso Obama quando dieci giorni fa calò sulla campagna elettorale la notizia della nuova indagine; Donald Trump ieri che ha così commentato in un comizio a Sterling Heights in Michigan: “Hillary Clinton è colpevole, lei lo sa, Fbi lo sa, le persone sanno come e quanto lei sia protetta da un sistema corrotto. Quindi ora dipende solo dagli americani fare giustizia nelle urne martedì 8 novembre”. Comey sarà sostituito perchè il capo del bureau ha commesso tre gravissimi errori in dieci giorni. Il primo è stato annunciare la nuova indagine alla vigilia del voto in una campagna elettorale così becera e cialtrona di cui non si ha memoria negli Stati Uniti. Il secondo è stato spiegare che ci sarebbe voluto qualche mese per capire di cosa si trattava veramente perché dovevano essere esaminate circa 660 mail. L’ultimo, figlio dei primi due, domenica: di quelle migliaia di messaggi di posta elettronica, tre- quattro riguardano Hillary Clinton e non hanno rilevanza penale. Affidare la sicurezza del paese a uno così avventato, come minimo, non è una buona scelta.

Il recupero nei sondaggi

La Clinton aveva già iniziato la sua lenta risalita a prescindere dagli annunci di Comey. La notizia le dà comunque una mano specie nei swinging state come Pennsylvania, Florida, Ohio, Carolina. Domenica sera Hillary mantiene il vantaggio – leggero – su base nazionale. Secondo ABC/Washington Post la candidata dem è avanti di cinque punti (48% a 43%). Secondo Politico/Morning cunsult la distanza è 45% (Clinton) a 42% (Trump). Ma sono gli stati ballerini a fare la differenza martedì. Almeno quattro. In Pennsylvania Clinton è data a 46,5% mentre The Donald a 44%. In Florida, dove l’alta affluenza alle urne degli ispanici soffia a favore dei Democratici, Trump guida al 47% mentre Hillary lo tallona al 46%. In Ohio Clinton è data al 43% e Trump al 46%. In Carolina la differenza è fatta di decimali: 46,8% Trump; 46% Clinton. Pennsylvania (20 grandi elettori) e Michigan (16) sono sufficienti a Hillary per raggiungere i 272 Grandi Elettori, il numero magico per la Casa Bianca.

“Never that guy”

Lo dice Teddie, venditore per At&T nella Broadway bassa. Dice proprio così, “that guy” che il nome Trump non riesce neppure a pronunciarlo. “Sono arrivata negli Stati Uniti subito dopo la guerra, vengo dalla Polonia e sono ebrea” dice Alexandra, 78 anni, “mai avevo visto una campagna elettorale così violenta nelle parole e povera di argomenti”. Ma martedì non ci sono dubbi: New York voterà per Hillary. Al comitato sulla Broadway, civico 50, c’è la coda di volontari che vengono smistati in due attività: inviare sms e fare telefonate. Ti danno un lista di numeri e tu chiami dicendo chi sei, dove sei e di andare a votare martedì. E’ un chiassoso e divertente comitato con tanto di orchestra per avere una buona colonna sonora di accompagno. Ma se New York – stato e città – non dovrebbero dare sorprese, da qui il Comitato domenica mattina ha fatto partire pullman di volontari per andare a fare il porta a porta in Pennsylvania, stato in bilico.

Anche la Maratona si schiera

La domenica prima del voto, ogni quattro anni, è anche la domenica della Maratona. 40 mila iscritti per 42 miglia lungo i cinque sobborghi di New York. Una festa di sport che non poteva restare immune dalla febbre del voto. E che è sembrata dichiaratamente contro Trump. Lungo il percorso si sono visti numerosi cartelli. “Occhio, ti sta tallonando” si legge su uno dove un maratoneta e poco davanti a Trump. “Corri come Hillary, Trump ti segue”; “Trump puzza come te (di sudore, ndr) in questo momento” dice il cartello di una bambina lungo il percorso. Trump può vincere, corri” incita un altro. Le donne attaccano il macho repubblicano con la storia del “pussy” (così lui chiama l’organo genitale femminile dicendo che ‘le prende tutte così’): “Corri che Trump sta cercando di prenderti per pussy”, che è anche il micio di casa. Alla Trump tower sulla Quinta, quartier generale del Comitato presidenziale, c’è la ressa di sempre causa shopping. Ma non si vedono file di volontari.

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