Dal South Carolina al Wyoming, la guida stato per stato alle presidenziali Usa 2016

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Ecco cosa potrebbe accadere nel gran finale della campagna elettorale Usa

Ogni sabato 10 stati. Ogni sabato un’analisi, stato per stato, del campo di battaglia su cui Hillary Clinton e Donald Trump si confronteranno il prossimo 8 novembre:

La presentazione della guida alle presidenziali Usa 2016 la trovate qui.

La prima parte, dall’Alabama alla Florida, la trovate qui.

La seconda parte, dalla Georgia al Maine, la trovate qui.

La terza parte, dal Maryland al New Hampshire, la trovate qui.

La quarta parte, dal New Jersey al Rhode Island, la trovate qui.

Qui di seguito, invece, la quinta e ultima parte del lungo viaggio negli Stati chiamati ad eleggere il prossimo inquilino della Casa Bianca:

41. South Carolina.
2000px-south_carolina_in_united_statesQuesto stato, che dà al vincente nove grandi elettori, è – o dovrebbe essere – una saldissima roccaforte repubblicana. In realtà, a fronte di alcuni sondaggi estivi che davano un forte vantaggio per Trump, le ultime rilevazioni riducono il gap fino a soli 4 punti. In ogni caso, sorprese sono difficili ed è quindi probabile che la vittoria vada ai Repubblicani. Come si è detto nelle precedenti puntate per altri Stati in condizioni simili, se i Democratici dovessero vincere qui, significherebbe che la vittoria è stata schiacciante (Obama perse sia nel 2008 che nel 2012 con 10 punti percentuali di distacco).

42. South Dakota.
2000px-south_dakota_in_united_statesE’ lo stato del Monte Rushmore, dove sono scolpiti i volti di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt ed Abramo Lincoln. Solo per questo è tra gli Stati più noti e meta di un grande flusso di turisti. Quando si parla di elezioni, però, c’è molto meno da segnalare. Lo Stato è saldamente repubblicano da dodici elezioni presidenziali consecutive, e l’unico dubbio è se il distacco sarà ad una oppure a due cifre tra Trump (che otterrà tre grandi elettori) e la Clinton. I sondaggi più recenti indicano circa 9% di vantaggio a favore di Trump, con quasi un elettore su 5 deciso a votare candidati indipendenti.

43. Tennessee.
800px-tennessee_in_united_statesObama nel 2008 vinse alla grande ma qui si fermò a -15% da McCain; altra vittoria nel 2012 ma ben 20 punti percentuali di distacco da Romney in questo Stato. Al Gore perse pur essendo il suo Stato di casa. Naturale quindi che gli 11 delegati siano in marcia verso il carniere repubblicano. Le stime danno Trump al 46% con Hillary Clinton ferma al 35%. Appartiene ai classici Stati del Sud, dove i Repubblicani sono ancora “legge ed ordine”. Non solo la pena capitale è ancora applicata, ma una recentissima legge ha deciso nel 2014 che qualora non siano disponibili i veleni per l’iniezione letale possa essere utilizzata la sedia elettrica.

44. Texas.
1000px-texas_in_united_statesIl Texas, “The Lone Star State”, porta ben 38 grandi elettori, ed è ormai stabilmente la versione repubblicana della California: un grande bacino di voti, al caldo e pronti ad essere sfornati il giorno delle elezioni. Per via di una certa disaffezione della base repubblicana per Trump, candidato Rep anomalo (la famiglia Bush, che qui è di casa, non lo voterà), e i latinos decisamente schierati pro Clinton, quest’anno il distacco sarà minore. L’ultimo sondaggio, commissionato dalla University of Texas, dà addirittura soltanto tre punti percentuali di distacco tra la candidata democratica e lo sfidante repubblicano, tant’è vero che la campagna Dem sta investendo in spot elettorali molto più che nelle precedenti elezioni. Difficilmente ci saranno sorprese, però. L’ultimo democratico a vincere qui fu Carter. Obama nel 2012 prese 16 punti percentuali in meno di Romney.

45. Utah.
2000px-utah_in_united_statesRossissimo. Quest’anno però da Stato “noioso” (Obama prese il 25% contro il 73% di Romney) trascurato dai media, lo Utah potrebbe essere teatro di una delle grande sorprese elettorali. Circa il 60% degli abitanti è mormone. Territorio ultraconservatore, con nel simbolo l’alveare, a indicare la laboriosità dei coloni mormoni che lo fondarono. I sei grandi elettori sarebbero quindi già in tasca al candidato repubblicano. C’è una variabile: Trump ha dimostrato di essere tutt’altro che ligio ai dettami religiosi, e se non ci sono dubbi che la Clinton prenderà meno voti di lui c’è chi ipotizza che in questo Stato possa sorprendentemente vincere un terzo incomodo. In questo senso va il sondaggio Rasmussen, il più recente (26 ottobre) che vede Trump al 32%, McMullin al 29% e la Clinton dietro anche a quest’ultimo. McMullin è originario di questo Stato, è mormone ed è un ex agente Cia.

46. Vermont.
1024px-vermont_in_united_statesSi veda alla voce precedente, sostituendo “rosso” con “blu” e “democratico” con “repubblicano”, ma senza possibilità di sorprese. E’ uno stato poco popoloso (solo 3 grandi elettori) e molto piccolo, stabilmente Dem. Secondo le previsioni, Trump si fermerà al 20% dei voti con la Clinton vicina al 50% e il resto perso in candidati terzi. Praticamente, un secondo Hawaii.

47. Virginia.
virginia_in_united_statesNel 2008 e nel 2012 in Virginia aveva vinto Obama, ma nelle precedenti elezioni avevano prevalso i repubblicani. Il vincitore avrà 13 grandi elettori: un bel passo in avanti verso quota 270. In questo senso, il 10% di vantaggio che i sondaggi accreditano ad Hillary Clinton sono un margine rassicurante che le consente di destinare energie (e denaro per gli spot elettorali) altrove.

48. Washington.
2000px-washington_in_united_statesE’ nel nord-ovest del paese, al confine con Vancouver e la provincia canadese, liberal, del British Columbia. Niente a che vedere con il District of Columbia che ospita l’omonima capitale americana. In entrambi i casi, però, belle notizie per i democratici, che possono considerare sicuri i 12 grandi elettori che andranno al vincitore. Le previsioni non sono univoche sul risultato esatto ma mediamente Hillary Clinton ha 16 punti di vantaggio.

49. West Virginia.
2000px-west_virginia_in_united_statesCinque i grandi elettori, ed in questo caso – poco ma sicuro – non ci saranno patemi né lunghe attese. Il vantaggio per Trump è enorme, e non rimontabile nemmeno in caso di catastrofe repubblicana: i sondaggi gli assegnano il 60% con la Clinton ferma sotto il 30%. L’aspetto da evidenziare è che questo stato era fortemente democratico, e si è spostato – con sempre maggiore intensità – sulla destra negli anni Duemila. George “W” Bush vinse nel 2000 con circa il 6% di vantaggio su Al Gore, dopo decenni di vittorie Dem: da allora, il distacco è diventato a due cifre e sempre più ampio.

50. Wisconsin.
wisconsin_in_united_statesOtto punti di vantaggio per i democratici secondo gli ultimi sondaggi. Sufficienti per dare tranquillità ad Hillary Clinton? Probabilmente sì, tanto più che ha vinto qui in scioltezza Obama sia nel 2008 che nel 2012. E’ uno Stato in cui gli elettori raramente si schierano in modo massiccio con uno o l’altro candidato, ma i Democratici vincono ininterrottamente dal 1988. Le elezioni locali invece ultimamente vedono prevalere la destra.

51 Wyoming.
wyoming_in_united_statesUltimo tra gli stati americani, e non solo in ordine alfabetico: nonostante le dimensioni ragguardevoli, è anche il meno popoloso, poco meno di 600mila persone, tanti quanti gli abitanti di Genova per capirci. Solo tre quindi i grandi elettori al vincitore, che sarà sicuramente il repubblicano Trump, con un margine che potrebbe anche superare il 40%. Obama nelle ultime elezioni prese il 28%, con Romney vicino al 70%. Da notare che se in epoca moderna è tutt’altro che progressista, il Wyoming è però noto per essere il primo Stato americano ad avere dato alle donne il diritto di voto, con una legge datata 1869.

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