Raggi&Grillo: “Un ordigno non ci fermerà”. Ma sono tre pile legate da nastro isolante

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L'”ordigno” è stato trovato sul davanzale della casa di un collaboratore della giunta capitolina M5S, di professione avvocato

Era sostanzialmente innocuo, secondo gli artificieri della polizia, l’ordigno trovato in casa di un collaboratore della giunta capitolina M5S, di professione avvocato. Si tratterebbe, a quanto si apprende, di tre batterie tipo ‘torcioni’, tenute assieme da del nastro isolante e con dei fili non collegati: era poggiato sul davanzale dell’appartamento del collaboratore, un piano rialzato in zona centro, raggiungibile senza particolare difficoltà. Sull’episodio indaga la Digos, che non trascura alcuna ipotesi ma l’impressione degli investigatori è che possa trattarsi di un gesto simbolico, senza alcuna concreta valenza intimidatoria.

Eppure l’annuncio del ritrovamento è stato fatto direttamente dal blog di Beppe Grillo con un post firmato dal leader dei 5 Stelle e dalla sindaca di Roma. “Diamo fastidio a qualcuno ma un Ordigno non ci fermerà”, scrivono i due sul blog. La procura di Roma intanto ha aperto una inchiesta. Di certo, per la Giunta di Roma, il caso non va sottovalutato.

“Un atto schifoso”, sottolinea Carlo Sibilia mentre Luigi Di Maio attacca: “evidentemente siamo sulla strada giusta. E a chi vuole liberarsi di noi dico che è difficile”.

L’episodio segna un nuovo capitolo dell’escalation di tensione tra i cinquestelle: ieri una rissa sfiorata a Montecitorio, i mal di pancia sempre più diffusi attorno al caso Muraro e il tira e molla sulle nomine della giunta stanno trasformando l’amministrazione pentastellata di Roma nel “tallone di achille” del movimento.

E c’è chi pensa che l’enfasi data al caso sia un modo per distrarre l’opinione pubblica dal regolamento di conti interni che sta avendo luogo all’interno del movimento. Chi avrà ragione?

 

 

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