Grillo commissaria la Raggi. Di Maio si scusa ma non spiega

M5S
Leader of the 'Five Stars Moviment', Beppe Grillo (C), on stage for the closing of the tour "Constitution Coast to Coast", for the "Not" to the Constitutional Referendum, Cesare Battisti's square in Nettuno, Italy, 07 September 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Dopo due giorni di psicodramma tra riunioni a porte chiuse e lotte intestine, Virginia Raggi la spunta e salva l’assessore Paola Muraro. Per ora. Marra sarà “ricollocato in altra posizione”

Quasi un ritorno alle origini. A Nettuno torna un Beppe Grillo di lotta e di palco, quasi un nuovo “Vaffaday” con i nemici di sempre: dai “poteri forti” alla “stampa di regime” tutti uniti contro la sindaca di Roma Virginia Raggi.

L’exit strategy dal pantano del caso Muraro passa per una tregua vecchio stile: testa bassa per incassare i colpi di una credibilità intaccata e il tentativo di contenere i danni. Il leader scende in campo con l’obiettivo di dare l’impressione di una compattezza, almeno parziale dopo una giornata in cui a tenere banco sono state le divisioni e le spaccature nella gestione del caos romano.

Ma le ferite restano.  Dopo il vertice con il direttorio, la telefonata alla Raggi, e avere fatto fuori i fedelissimi del ‘raggio magico': Raffaele Marra e Salvatore Romeo si arriva ad una tregua per salvare il salvabile. Perchè a rischio non c’è solo Roma, ma lo stesso movimento.

E allora ecco che dal palco il leader spiega come Raggi sia “nella stessa situazione del primo sindaco negro nel 1968 nel Mississippi. Andrà avanti e noi vigileremo” e ammette con leggerezza: “Qualche cazzata, qualche cazzatina, la facciamo anche noi…”. Eppure la Raggi è assente: segno della distanza e di un commissariamento di fatto.

Anche il direttorio ne esce intaccato: basta decisioni solitarie, tutto deve essere condiviso. Ma è evidente che gli equilibri sono cambiati. E parecchio.

Di Maio cerca di non bruciare il suo ruolo e procede con il rito di purificazione popolare. Il mea culpa in pubblica piazza. Ma l’enfant prodige di Pomigliano d’Arco sembra irrimediabilmente intaccato: chiede “scusa”, per giustificare “l’errore” di valutazione sulla famosa mail del caso Muraro. “Ho pensato – ha spiegato – che l’iscrizione nel registro degli indagati fosse stata fatta in seguito alle 14 denunce contro la Muraro presentate in procura dall’ex ad dell’Ama, nominato dal Pd”. La folla lo applaude, lo assolve. Ma il cuore dei supporter grillini battono tutti per Alessandro Di Battista, vera star della serata, che dalla vicenda esce rafforzato. Unico in felpa azzurra tra le camicie bianche dei colleghi di direttorio.

Il sindaco intanto riesce a strappare una tregua sui due assessori più contestati, Paola Muraro e Raffaele de Dominicis. “Vogliamo vedere le carte”ribadisce lei. E il suo post viene rilanciato sul blog di Grillo. Con un P.s.: “L’attuale vice capo di gabinetto Raffaele Marra sarà ricollocato in altra posizione”. Mentre è ancora da capire cosa ne sarà di Salvatore Romeo, il capo di segreteria della sindaca.

Certo se su Muraro spuntasse, tra qualche mese, il rinvio a giudizio, il problema sarebbe solo rinviato, ma intanto l’obiettivo è far calmare le acque.

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