Grillo censura Casaleggio: Gengis Khan diventa Gandhi

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Guerra e pace. Nel suo libro Casaleggio propone di sostituire le statue di Garibaldi con quelle del condottiero militare Gengis Khan, che creò l’impero più vasto della storia dell’umanità; nel testo ripreso da Grillo sul suo blog, il condottiero è rimpiazzato dal Mahatma Gandhi: più rassicurante…

Il libro? No grazie. Alla Camera e al Senato i parlamentari 5 Stelle glissano sull’ultima fatica del guru Gianroberto Casaleggio. Non è chiaro se prevale l’imbarazzo per la proposta politica che passa dall’abolizione delle macellerie alla rottamazione delle statue di Garibaldi, con corsi forzati di yoga per i refrattari. O se invece prevale l’ignoranza sulla raccolta del pensiero del guru: entrambe sarebbero comunque sorprendenti visto che si tratta del loro fondatore e leader spirituale e che ampi stralci del testo (di circa 75 pagine) girano da giorni sulla rete a disposizione di interessati, appassionati e, a maggior ragione, parlamentari eletti. Gente che passa le ore sulla Rete, ancora di più sul blog di Grillo dove è estrapolato l’ultimo capitolo di Veni Vidi Web, intitolato “Ma che pianeta mi hai fatto”: collocato alla fine come chiave di lettura di un libro un po’ sconnesso, che raccoglie pensieri, citazioni, interventi, impressioni in ordine sparso. E proprio questa pagina offerta da Grillo ai fan presenta una censura concettualmente decisiva: nel libro Casaleggio auspica la sostituzione delle statue di Giuseppe Garibaldi con quelle del condottiero mongolo Gengis Khan (o Temujin, come a volte lo chiama Casaleggio): fu sovrano del più vasto impero di tutti i tempi, messo insieme conquistando militarmente Cina, Russia, Persia, Medio Oriente e altre cose. Una grande figura della storia, per carità, ma assai diversa nell’immaginario rispetto al Mahatma Gandhi, il non violento, incarnazione della pace e del pacifismo. Nel pezzo riportato sul blog di Grillo, il pacifista Gandhi sostituisce il condottiero Gengis Khan. Più rassicurante, come piano di governo.

Perché di questo si tratta: visualizzare la propria società ideale significa “programmarla”. L’utopia (ancorché sconclusionata) può essere sensuale, ma non impopolare: ecco la seconda piccola censura. Beninteso, molte parti del capitolo sono omesse (guarda caso, le più ridicole: l’abolizione dei parrucchieri, la vittoria del MIlan per legge in tutte le competizioni). Resta la polpa, dove la provocazione è sostenuta da convinzioni più volte palesate. Allora via tabaccherei (il fumo fa male), macellerei (la carne fa male): le malattie sono costi sociali. E via le librerie: il sapere è gratuito, in rete. Ma via anche i tax e i tassisti: d’altra parte è proibito per legge circolare con le auto privata, per la preventiva abolizione del petrolio e dell’anidride carbonica, e 30 anni di carcere per chi non si piega. Anche i tassisti spariscono dal testo sul blog: sono tanti, sono voti, sono (anche) megafoni del malcontento e delle frustrazioni cittadine. Perché farseli nemici. È curioso notare che una buona parta del libro di Casaleggio è dedicata all’ingiustizia e infine all’insensatezza della censura…

Ma la curiosità di sapere come la classe dirigente grillina si rapporta al programma elettorale è delusa. Dopo aver dedicato due pagine a Vidi Veni Web, l’Unità decide di chiedere una lunga intervista a uno dei cinque rappresentanti del Direttorio 5 Stelle. Per sentire le loro ragioni e soprattutto le loro opinioni. L’intervista non ci sarà. Garantita invece «in esclusiva ad un altro quotidiano». La prima scelta è per il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Il candidato premier avrà certamente le parole giuste per spiegare se Vidi Veni Web è un progetto politico o la seconda puntata di Gaya destinata a restare un gioco sulla rete. Di Maio non risponde al cellulare. Passiamo direttamente dalla sua segreteria. Dove un gentile collaboratore si offre di metterci in contatto. La comunicazione avviene in tempo reale via mail tra il collaboratore e Di Maio. Che magari è nell’altra stanza, chissà. La risposta è perentoria: «Sono in vacanza, non faccio interviste». Si prova con il Dibba. Era in aula, poi è andato a protestare davanti alla Banca d’Italia in via Nazionale con chi ha perso tutto o quasi nelle obbligazioni subordinate. È in giro, non è ancora partito per le vacanze. Probabilmente è disponibile. Al cellulare non risponde. Passiamo, come ci consigliano tutti, dall’ufficio stampa della Camera. Prima il gentile Carlo Passarello. Poi la gentile Ilaria Loquenzi, la numero uno della comunicazione 5 Stelle, colei che nell’ultimo anno ha oggettivamente fatto fare una svolta comunicativa al gruppo: se quel pamphlet è il manifesto politico 5 Stelle, è bene dirlo. Se non è così, ci fa piacere registrarlo. La risposta è gentile e soprattutto possibilista: «Ti faccio sapere entro un’ora». Intanto, per cautelarsi, si tenta il contatto telefonico con Roberto Fico. Dopo vari tentativi, finalmente risponde una signora che declina: «L’Unità? Oggi non può, ha troppe riunioni». La deputata Tatiana Basilio ha finito di prendere il caffè alla buvette della Camera. «Il libro di Casaleggio? Non so, non saprei, non l’ho letto, dunque non posso commentare». Il senatore Mario Giarrusso lo dice chiaro: «Non parlo con l’Unità, è un problema di linea». Almeno lo dice chiaro. Danilo Toninelli è l’uomo delle riforme 5 Stelle, l’esperto di istituzioni, in Commissione Affari Costituzionali lo stimano tutti. È, anche, opera sua l’elezione dei tre giudici alla Consulta. «Ma proprio non saprei cosa dire, non ho avuto tempo di leggere, sono stato in Commissione fino adesso». Arriva la risposta di Ilaria Loquenzi. «No, ci dispiace, ma abbiamo deciso di dare l’esclusiva ad un altro giornale. Abbiamo deciso così».

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