Greenpeace, quella campagna che non deve diventare realtà

Clima
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Pensata nel 2009, anticipò quel nulla di fatto con il quale si concluse la Conferenza di Copenaghen

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Obama, Sarkozy, Brown, Lula, Zapatero, Merkel. Erano questi i leader mondiali che comparivano nella campagna di Greenpeace nel 2009, in occasione della Conferenza mondiale sul clima di Copenaghen.

Con le loro immagini stampate su dei cartelloni era stato tappezzato l’aeroporto della capitale danese: i volti apparivano invecchiati, come se fosse il 2020, e ognuno di loro si scusava per non essere riuscito a risolvere la questione climatica.

Una campagna che in quell’occasione era risultata tristemente premonitrice, visti i risultati ottenuti in occasione della Conferenza del 2009, terminata, dopo 13 giorni di confronti, con un’intesa minimalista e senza impegni precisi sui tagli di emissioni di Co2, che aveva lasciato tutti insoddisfatti.

Ora, in occasione di COP21Parigi, le ripubblichiamo. Con la speranza che in questo appuntamento cruciale si raggiunga quell’accordo vincolante chiesto, tra gli altri, da Stati Uniti, Francia, Germania e Italia. La speranza è che quella campagna intelligente pensata da Greenpeace nel 2009 non si trasformi in realtà nel 2020.

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