Grecia tra austerity e debito. Qualcosa si muove, per ora solo a parole

Economia
epa05295274 Greek Prime Minister Alexis Tsipras attends a parliamentary debate on the draft bill for tax and pensions reforms in Athens, Greece, 8 May 2016. The second and last day of the debate on a draft pensions and tax reforms bill began in the Greek Parliament on Sunday morning, and will continue throughout the day until the plenum votes late on Sunday night, in a roll-call vote requested by main opposition New Democracy and the Communist Party of Greece (KKE). The draft bill is expected to pass with the support of the ruling majority only, with all the opposition parties declaring that they will vote against.  EPA/PANTELIS SAITAS

L’Eurogruppo plaude all’ennesimo pacchetto di riforme ‘lacrime e sangue’ approvate dal Parlamento greco ma rinvia ai prossimi giorni tutte le decisioni

Un primo, condizionato, sì per la Grecia. Il governo di Tsipras ottiene l’approvazione, al momento solo a parole, del durissimo pacchetto di misure “cautelative” approvate in Parlamento, propedeutiche allo sblocco della seconda tranche di aiuti facente parte dell’accordo complessivo firmato quasi un anno fa con i creditori internazionali. “L’Eurogruppo – ha detto il presidente Jeroen Dijsselbloem – accoglie positivamente il completamento del pacchetto di misure economiche varato dalla Grecia che crea le condizioni per il completamento della prima verifica con successo”.

Un cambio di impostazione rispetto a quanto sostenuto nei giorni scorsi, soprattutto dal Fondo Monetario Internazionale e dal governo tedesco, in particolare dal ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. Un plauso che per il momento solo verbale, dato che le decisioni sono state tutte rinviate. “I tecnici – ha specificato il leader dell’Eurogruppo – metteranno a punto nei prossimi giorni l’intesa di massima già raggiunta, ma l’accordo dovrà prevedere anche le misure preventive chieste dall’Fmi”.

Non solo. La partita vera, quella sulla ristrutturazione del debito, si farà solo dopo l’accordo. C’è già una data, il 24 maggio. Non è un mistero che la Germania sia assolutamente contraria alla possibilità di mettere mano alla questione. Anche se, anche a Berlino, non mancano i primi distinguo. Sigmar Gabriel, leader della Spd, vicecancelliere e ministro dell’Economia, ha già fatto sapere che, in un modo o nell’altro, “qualcosa per Atene bisogna fare se non vogliamo rendere inutili gli sforzi fatti dal governo e, soprattutto, dai cittadini greci”. Un segnale anche per il Pse che, questa volta, sembra schierarsi compattamente (Italia compresa) al fianco di Tsipras.

In effetti, i sacrifici richiesti al popolo ellenico sembrano essere senza fine. Nella notte il Parlamento di Atene ha approvato l’ennesima riforma pensionistica e fiscale con cui il governo spera di adempiere gli impegni con i creditori internazionali nel giorno prima del vertice dell’Eurogruppo e dopo tre giornate di proteste sindacali. La maggioranza, formata da Syriza e Greci indipendenti (Anel), ha tenuto ed è riuscita ad approvare le riforme dell’esecutivo con 153 voti a favore e 143 contrari.

I prossimi giorni, dunque, saranno decisivi per capire se il salvataggio della Grecia sarà realtà. Con ripercussioni che potrebbero essere, oltre che economiche e sociali, anche politiche. La minoranza interna a Syriza è infatti sul piede di guerra e difficilmente garantirà il proprio voto ad ulteriori richieste dei creditori. Sullo sfondo c’è sempre la possibilità che Tsipras, dal canto suo, possa far saltare il tavolo e far scivolare il Paese verso nuove elezioni anticipate.

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