Grecia, come uscire dal sonno della ragione

Grexit
23/03/2015 Berlino, conferenza stampa a seguito dell'incontro tra il primo ministro greco Alexis Tsipras e la cancelliera tedesca

Suggeriamo due passi avanti a Tsipras e due all’Europa. Ma serve una grande conferenza sull’aumento del debito di tutti i paesi dell’Eurozona

Più l’Europa cerca di trovare soluzioni a problemi epocali come l’integrazione, la gestione dei migranti e il salvataggio della Grecia e maggiore diventa l’impressione che non voglia uscire dal labirinto della ragione in cui si è andata a cacciare. Proprio in queste ore drammatiche in cui l’esasperazione dei toni ha portato davvero sull’orlo del baratro nove milioni di greci per responsabilità che si possono equamente dividere tra le parti, è giusto provare a fare qualche proposta per uscire dall’impasse che comporterebbe ancora incertezza, paura sui mercati, speculazione.

Se Tsipras ha ragione a credere che qualcuno a Bruxelles abbia provato a far cadere il suo governo democraticamente eletto e per questo il premier ellenico ha indetto un referendum sulle proposte dell’ex Troika, è pur vero che Atene dovrebbe assolutamente fare un passo verso i propri creditori affrontando di petto almeno due questioni rilevantissime: dare la caccia agli evasori, imponendo una patrimoniale anche più alta del previsto sui nuovi milionari (insieme all’Italia, la repubblica greca dal 2008 ha visto crescere a doppia cifra il numero di coloro che hanno un tesoro personale superiore ai 30 milioni di euro per un totale di 70 miliardi); innalzare subito a 67 anni l’età pensionabile perché il livello attuale di welfare risulta del tutto ingiustificato e ingestibile per un paese che ha un debito del 180% rispetto al Pil e le casse pubbliche esangui, tanto da dover chiudere per sei giorni mercati e banche.

D’altro canto, anche le diplomazie europee, a cominciare dalla Commissione, passando per Berlino – con una Angela Merkel più morbida del solito forse memore delle personali enormi responsabilità nella malagestione della prima crisi di Atene nel 2010 – e per finire con la stessa Italia, quella che ha più da rimetterci da una Grexit visto il suo enorme debito pubblico, dovrebbero fare due passi avanti verso i propri debitori. Innanzitutto concedendo un allungamento molto consistente delle ultime scadenze del debito mostre della Grecia che, palesemente, stante gli attuali indicatori economici, non sarà mai in grado di ripagare nella situazione in cui si trova (disoccupazione al 27%, reddito disponibile ridotto del 30%, pensioni in essere dimezzate, recessione e crollo dei consumi); in secondo luogo, il presidente della Commissione Juncker, se davvero vuole mantenere la Grecia nei diciannove paesi membri dell’euro, dovrà farsi promotore di un’iniziativa che andava promossa già anni fa, quando fu palese che il vero problema dell’Europa è l’aumento del debito di tutti i paesi dell’Eurozona.

Senza una grande conferenza su questo tema – le casse statali di Germania, Francia, Italia, Spagna e Grecia, per citare i principali casi, si sono sobbarcate 5.000 miliardi di debiti pubblici in più dal 2008 ad oggi – sarà inutile affrontare il problema della maggiore integrazione politica dopo quella economica. Un terzo punto riguarda poi il Fondo Monetario Internazionale che dal 30 giugno reclamerà i suoi 1,2 miliardi di euro di prestiti dalla Grecia agonizzante ma composta. Un piccolo mea culpa, gli uomini e le donne di Washington dovranno pur farlo, visto che, per loro stessa ammissione, hanno sottostimato di molto l’effetto depressivo della prima cura da cavallo inferta alla Grecia ai tempi del governo Samaras.

Se tutti i protagonisti faranno quello che è davvero nelle loro possibilità tra una settimana, dopo lo svolgimento del referendum del 5 luglio ad Atene, potremo dire che l’Unione è uscita dal labirinto della ragione ed ha intrapreso almeno il cammino della ragionevolezza. In caso contrario sarà facile passare dalla vertigine direttamente al sonno. Noi europei sappiamo bene cosa significa.

(foto Agf)

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