“Grandi ritorni, ma non è una contro-rottamazione”. Parlano Guglielmi e Balassone

Rai
Pippo Baudo Michele Santoro

Direttore e vicedirettore della stagione d’oro di Rai3 spiegano come il rientro in Rai di Baudo, Santoro, Lerner e altri non può essere letto in chiave politica, “ma è importante che siano stati superati alcuni veti”

Domenica In ha compiuto 40 anni, Pippo Baudo 80. Un anno particolare per una trasmissione che per tanti anni ha accompagnato i pomeriggi degli italiani e combattuto la guerra degli ascolti con la concorrente Buona domenica. Ma anche per il conduttore che torna da grande protagonista, anzi da protagonista unico a condurre le redini di un programma di circa due ore.

Oltre al suo nome, sono arrivate anche altre conferme importanti per la tv pubblica: tra queste Michele Santoro, che manca in Rai dal 2011, e che tornerà con una serie di docufiction, e Gad Lerner che condurrà Islam, Italia che racconterà, appunto, il mondo musulmano contemporaneo.

Grandi cambiamenti, quindi, ma allo stesso tempo grandi ritorni, soprattutto di nomi allontanati in altri tempi per questioni puramente politiche, come nel caso di Santoro. Scelte che fanno pensare a una Rai che volta pagina, chiudendo “un’epoca di no”, come sottolinea il critico letterario e dirigente televisivo Angelo Guglielmi che insieme all’autore e produttore Stefano Balassone ha pubblicato diversi saggi. Ma soprattutto, negli anni ’80-’90, in qualità di direttore e di vice hanno fatto crescere Rai3 con una fase di vera innovazione.

L’arrivo di Santoro, Lerner e Baudo è una notizia “di cui sono molto contento”, commenta Guglielmi a Unita.tv. In particolare il rientro di Santoro è una decisione “di cui sono particolarmente felice anche perché imprevista. Mi ha colpito, perché temevo che ancora valessero gli editti bulgari e i vecchi no politici, quelli di sempre, che avevano reso difficile, anzi impossibile la vita di Santoro in Rai. E invece quella fase è stata chiaramente superata: ci sono stati altri no, ma non sono mai stati così violenti, così certi”.

Ma si può definire una Rai dell’antirottamazione quella che ci aspetta a partire dal prossimo autunno? “No, non direi – risponde Guglielmi -. La Rai è una realtà enorme, Santoro è solo un caso e non può diventare simbolo del tutto“. Dello stesso avviso anche Balassone che aggiunge: “La rottamazione va bene in politica ma non ha alcun senso in programmazione, perché lì non esistono materiali o protagonisti vecchi, esistono solo racconti consumati e racconti originali. Io spero non sia la Rai della rottamazione, ma che sia la Rai della invenzione“.

Quindi, il segreto del successo di questi rientri sarà legato soprattutto all’originalità delle proposte che accompagneranno i relativi conduttori che “hanno ancora molto da dire e contenuti da portare e che non appartengono al passato”, spiega Guglielmi. Lo stesso Pippo Baudo “che sicuramente non è alle prime armi nel suo rapporto con la tv – aggiunge Balassone -, va benissimo se viene inserito in una struttura di racconto originale che sorprenda positivamente il pubblico. Per esempio nella mia esperienza a Rai3 ci capitò di utilizzare in maniera nuovissima, merito di Voglino, un personaggio come Sandro Paternostro che era quanto di più consumato si potesse immaginare e che risultò invece una figura, una maschera totalmente rinnovata dal contesto del programma in cui veniva sistemato”. Anche perché, nessun programma è inquadrabile come ‘tradizionale': “Non esistono i programmi tradizionali, esistono le posizioni strategiche e fondamentali dell’offerta televisiva che hanno certi canoni che derivano dal tipo di pubblico disponibile a quell’ora e che però, dentro questo punto di riferimento, possono dar luogo a soluzioni di formato, di ritmo diversissime. Il compito degli autori è tutto nel metterle a fuoco”.

Quindi nessuna contro-rottamazione in Rai, ma la volontà di richiamare dei nomi di spessore per rilanciare programmi diversi degli inflazionati talk politici e di proporre contenuti originali in programmi storici. “Ripeto – conclude Balassone – mentre nelle leadership politiche la rottamazione è il sale della democrazia, in televisione è fondamentale il riuso creativo dei patrimoni che si sono accumulati. Questa è la televisione“.

Vedi anche

Altri articoli