Gramsci maestro di scuola a Ustica

Cultura
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Tra il 1926 e il ‘27 il pensatore al confino nell’isola ideò una scuola per tutti e senza docenti. La “rivoluzione” nel docufilm “Gramsci 44” domenica alla festa de l’Unità di Firenze

Quando Gramsci portò la sua rivoluzione a Ustica. Il racconto del periodo trascorso dal fondatore de l’Unità sulla isola a nord di Palermo. Soli 44 giorni a cavallo fra il 1926 e ’27 ricordati dalla popolazione: dai pochi che sono ancora al mondo e dai tanti che li rivivono tramandati dai loro cari, orgogliosi di aver conosciuto «quel grande uomo».

Una rivoluzione sotto forma di un’esperienza unica e mai riproposta: una scuola senza docenti in cui tutti imparano. Anche gli intellettuali mandati al confino dal regime fascista che apprendono dall’esperienza e dall’umanità degli isolani. Un’esperienza che viene però presto vista come un rischio dagli stessi uomini del Duce e che, grazie al processo di Milano, verrà combattuta allontanando per sempre il suo ideatore: «Il cervello a cui bisognava impedire di funzionare per 20 anni», come scrisse il giudice Isgrò in quella sentenza. È una pagina di storia poco conosciuta e ancor meno approfondita anche da chi si dedica allo studio del pensiero di uno dei filosofi politici più conosciuti al mondo. La racconta il lungometraggio “Gramsci 44” che alterna documentario e fiction. Una produzione coraggiosa portata avanti dalla calabrese Ram Film che ha subito sposato l’idea del regista Emiliano Barbuti e degli attori-produttori Americo Melchionda e Maria Milasi, lo sceneggiatore Emanuele Milasi con la mirabile fotografia di Daniele Ciprì. Una piccola produzione che però sta raccogliendo il meritato successo nelle tante proiezioni estive – dalla Sardegna di Carloforte al Festival Internazionale del cinema di Frontiera di Marzamemi (Siracusa) al Riace in Festivale di Gioiosa Ionica (Reggio Calabria) – e che verrò ospitata domenica alla Festa de l’Unità di Firenze in una sorta di ritorno a casa del fondatore del Partito comunista italiano, nonostante le polemiche del periodo.

MAZZOTTA, DA “MONTALBANO ” AL COMUNISTA

Ad interpretare Antonio Gramsci è stato chiamato un convincente Peppino Mazzotta – famoso al grande pubblico per essere l’ispettore Fazio al fianco del commissario Montalbano televisivo – altro calabrese dell’avventura con un ottimo percorso teatrale e cinematografico (protagonista maschile di Anime Nere di Munzi nel 2014). La parrucca di capelli ispidi che indossa e la postura gobba rendono il pensatore sardo assai credibil e. Nel racconto cronologico l’aspetto intimo domina su quello intellettuale e politico consentendo allo spettatore di capire la grandezza umana – oltre che storica – di Gramsci. Una grandezza confermata da Amadeo Bordiga, compagno di fondazione del Partito Comunista nel 1921, che nell’intervista televisiva concessa a Sergio Zavoli ricorda ancora il compagno di confino, nonostante le divisioni precedenti e successive all’esperienza di Ustica. «Lui, diversamente da me, era per un’alleanza antifascista che comprendesse anche i liberali di Gobetti. Per questo mi chiese di non leggere i suoi libri perché sapeva che l’avrei criticato profondamente. Io accettai solo per la simpatia che la persona di Gramsci ispirava con la sua grande lealtà e intelligenza che usciva fuori dai suoi occhi azzurri», racconta Bordiga quasi commuovendosi al ricordo di quell’esperienza così breve eppure così sentita.

LA SCUOLA CONTINUÒ ANCHE SENZA DI LUI

L’aspetto incredibile dell’esperienza di Ustica – che continuò anche dopo la deportazione forzata di Gramsci – stava proprio nell’aver riunito su quella piccola isola intellettuali e politici così diversi – dai fascisti dissidenti agli anarchici – che ne fecero «un laboratorio di convivenza e di idee» unico e irripetibile. E che dimostrarono il paradossale fallimento dell’idea di Mussolini di confinare chi era contro il fascismo per renderli inoffensivi al regime. Arrivato sull’isola «di soli 8 chilometri quadrati con 1.300 abitanti su cui erano già stati confinati 600 coatti comuni» – come annota nelle sue quasi quotidiane lettere alla cognata Tatiana – Gramsci si ritrova in compagnia di alti 30 confinati politici. Vi arriva sul battello giornaliero da Palermo, l’unico rapporto con il mondo esterno. Da lì parte la sua condizione di detenuto che lo accompagnerà fino alla morte, dieci anni dopo. Proprio l’umanità e la calda accoglienza degli usticesi spinge Gramsci – che da subito avverte miglioramenti nella sua già precaria salute – a inventarsi l’idea della scuola. Una scuola unitaria senza distinzione tra governanti e governati, che porti sviluppo per tutti, fatta di «incontri, senza docenti, alunni e maestri». Lo studioso, l’autore dei Quaderni, si occupa della parte storico-umanistica, l’ingegner Bordiga della parte scientifica tanto da riuscire a portare per la prima volta la luce elettrica sull’isola grazie ad un generatore a gas, simbolo di quel «fuoco che adesso si chiama cultura». Una scuola che quindi già supera la criticata riforma Gentile, troppo dottrinale e settaria, in cui anche gli intellettuali – autodefiniti «mezze calzette infantili» – puliscono le lenticchie e pranzano con gli isolani.

«MANDATE MILITI INTELLIGENTI»

La palazzina che Gramsci divideva con altri sei confinati diventa un punto di ritrovo e riferimento aperto a tutti dove si discute, ci si confronta su tutto, senza distinzioni. Le spie fasciste che controllano i confinati sono subito in difficoltà: non capiscono cosa stia succedendo tanto che il mitico prefetto Mori è costretto a chiedere a Roma di «mandare militi intelligenti» per poter affrontare il problema. La decisione di estirpare subito quella esperienza viene presa in fretta. L’addio di Gramsci dopo un mese e mezzo non ne segna però la fine: il seme è piantato e ad Ustica il ricordo di quei 44 giorni è ancora indelebile. Uno dei frutti è la fondazione della sezione Gramsci del Pci nel dopoguerra (ne dette notizia il nostro giornale) che diventa il modo per chi è sopravvissuto di ricordare – perfino da Trieste – con orgoglio quell’esp erienza. Quella scuola di politica – come spiega un pescatore – era «fatta a misura di persone normali» ma senza mai venir meno ai propri ideali, con Gramsci che pagherà fino alla morte avvenuta per lenta consunzione. Una consunzione che ne non colpirà mai invece il suo pensiero, ricollocato e studiato da Ustica fino a isole altrettanto sperdute dell’intero globo come speranza di riscatto degli ultimi e uguaglianza fra tutti.

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