Graham Nash, il folk rock che parla ancora al cuore

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Sesto disco in 45 anni di onorata carriera per l’artista inglese che ha celebrato i sogni della West Coast

«È il mio viaggio emozionale a questo punto della vita. Diversi cambia ment i m i hanno attraversato e, come musicista, cerco ora di trovare il coraggio necessario a fronteggiare il futuro provando anche a tenerlo a bada. Col mio produttore, Shane Fontayne, abbiamo tentato di rendere un’atmosfera il più possibile intimista. E che piacere è stato inciderlo: abbiamo scritto una ventina di brani e li abbiamo registrati in otto giorni.

Mi sono sentito a mio agio fin dal primo giorno malgrado non avessi mai incontrato alcuni dei musicisti coinvolti. La mia musica ha un feeling diverso rispetto ai primi lavori anche se riesco comunque a percepire echi di ognuno di essi nel lavoro di oggi. Questo viaggio è stato un percorso di scoperta di me stesso, di intensa creazione, di passione assoluta. Godetevelo!». Con queste parole Graham Nash, leggendario cantautore inglese – ma da decenni californiano d’adozione – presenta al pubblico il sesto album di studio in ben 45 anni di onorata carriera solista. Qualcuno lo ricorderà di fianco agli Hollies nei gloriosi anni del pop beat britannico anni Sessanta.

Tutti gli altri amanti della buona musica custodiscono scolpito il suo nome a lettere maiuscole grazie alla lunga militanza con David Crosby, Stephen Stills e Neil Young nel super quartetto più celebre del folk-rock a stelle e strisce. Protagonisti del festival di Woodstock e di tanti altri in giro per il mondo, portavoce di un’intera generazione polemista e sognatrice. In questo senso sorprende non poco l’orizzonte inedito cui, proprio Nash – paladino veterano di speranza e cambiamenti, capace di scrivere inni di fiera e consapevole militanza come Military Madness, Chicago, Immigration Man legati ai diritti civili, alla pace nel mondo, alla protesta contro la guerra nel Vietnam, alle energie pulite – si pone di fronte oggi. Un sentiero impervio, lastricato più di domande che di risposte, una dantesca selva oscura così simile a quella ritratta in copertina, col protagonista di spalle, a testa china e di nero vestito, incammino senza una meta ben definita. Ma sui passi di un nuovo tracciato, forse conclusivo di una vita vissuta al massimo.

Del resto la fine del secondo matrimonio con l’attrice televisiva Susan Sennett, unione durata 38 anni e tre figli, dev’essere stato per Nash evento durissimo da assimilare: ognuna delle dieci canzoni qui proposte riflette, non a caso, il suo stato d’animo tradotto in note. Si tratta di riflessioni dolci-amare riguardanti i temi dell’amore, della perdita, della mortalità, del rinnovamento dello spirito. È interessante, diremmo anche piuttosto inusuale nel campo della musica leggera di largo consumo, trovarsi in ascolto di canzoni d’amore non giovanile. Viceversa, di un anima saggia e consapevole,di confidenze legate ad amori maturi rimembrati quasi al tramonto di un percorso esistenziale. Malinconiche a tratti, eppure anche così dense di speranza e nuove possibilità malgrado restino adombrate dai colori della perdita.

Gli arrangiamenti risultano piuttosto omogenei e privilegiano un soffice cantautorato folk pop, orecchiabile e melodico,affidato a sonorità prevalentemente acustiche. Delicate e non intrusive anche le parti di tastiere e la sezione ritmica. Più di ogni altra cosa incanta il timbro della voce tenorile di Graham Nash: ancora limpido e mai increspato anche nelle tonalità più acute. Tanto che in pezzi come Target, un gioiello d’altri tempi, pare quasi di esser tornati indietro nel tempo e ci si aspetta che da un momento all’altro spuntino fuori le armonie vocali di una Joni Mitchell o di un James Taylor. E che dire di Cracks in the city, terzinato dolente punteggiato da begli intarsi di pedal steel guitar? Emozionante come anche lo è un pezzo del calibro di Myself at last , ballata riscaldata dal legno chiaro delle chitarre acustiche e da una commovente armonica a bocca in chiusura. Purtroppo pare proprio che, causa acredini e dissidi personali degliultimi anni, non vedremo mai più insieme la storica sigla “Crosby, Stills,Nash &Young”. Ma poco male, tutto sommato: ogni singolo membro è infatti attivo più che mai e Graham Nash in particolare farà tappa in Italia il prossimo giugno per cinque concerti da non perdere.

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