Graham Nash: “Fermiamo Trump, pericoloso fascista”

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Il musicista: “Se non passa Sanders voterò Hillary No ai muri, siamo solo una massa di fango nello spazio”

Graham Nash chiude gli occhi e per un lungo attimo sembra sia sul punto di cadere in trance. Capelli candidi come la neve, giubbotto di jeans, maglietta scura, sguardo da ragazzo. Il suo chitarrista, Shane Fontayne, ha messo su il nuovo disco. La voce che esce dalle casse è la stessa che stregò Woodstock, nel lontano 1969: cristallina, luminosa, lieve. È ancora aria pura, luce, spazio. Gli accordi sono aperti, il suono pieno. Graham, sempre con gli occhi chiusi, scuote la testa al ritmo della canzone che apre e dà il titolo all’album, This Path Tonight, quattordici anni dall’ultimo lavoro solista, Songs For Survivors, quarantacinque da Songs For Beginners”, quarantasette dal primo targato Crosby, Stills & Nash. Lui intanto di anni ne ha settantaquattro. «Ma mi sono innamorato – dice – Sì, sono in fiamme. Per questo sono tornato a fare nuova musica».

Dal lampo degli occhi capisci che è vero, non è solo un modo di dire. In teoria Graham è venuto a Roma per parlare del suo nuovo disco, che esce il 15 aprile, con tournée a seguire (2 giugno a Luca, 3 giugno a Como, 4 giugno a Roma, 6 giugno a Trento, 7 giugno a Napoli). C’è l’atmosfera delle grandi occasioni, qui all’Auditorium, non solo perché lui è l’anima buona di quel miracolo passato alla storia come Crosby Stills Nash & Young, non solo perché lui è quello di Teach Your Children, Our House e Marrakesh Express, non solo perché all’apice della tempesta perfetta degli anni sessanta lui era il fidanzato di Joni Mitchell, ma anche perché è stato preceduto dal clamore suscitato da un’intervista in cui dice che i CS&N «sono finiti». È arrabbiato con Crosby, in particolare, «che negli ultimi due anni è stato orrendo come me, nonostante che io negli ultimi quarantacinque gli abbia salvato il sedere». Ma non è dell’amico-nemico Crosby, né di Young o del grande Stephen Stills che Nash vuole parlare, oggi.

Dopo alcune battute sul suo disco («Io e Shane abbiamo scritto venti canzoni in un mese e le abbiamo registrate in otto giorni… A proposito, lo sapete che Shane è stato il chitarrista di Springsteen?»), Graham fa una pausa. Guarda i presenti quasi con aria di sfida. Poi sbotta: «Cosa ne pensate voi di Donald Trump?». Mormorio in sala. A questo punto esce allo scoperto il vero Graham Nash, altro che i «due gattini nel cortile» di Our House: «Come fanno tutti i fascisti, Trump cavalca le paure e le amplifica. Le sue idee sono pericolose: vuole un muro lungo tremila miglia per fermare i migranti, chiama i messicani violentatori, propone di bandire tutti i musulmani dal territorio degli Stati Uniti.

Il rischio che venga eletto è reale: ricordate Reagan e Bush? Due volte alla Casa Bianca, tutt’e due. E non c’è protesta, anche perché i proprietari dei grandi media – che si contano sulle dita di una mano – non vogliono che si trasmettano canzoni che raccontino le cose come stanno. Vogliono solo distrarre la gente con le dimensioni del sedere di Kim Kardashian».

“Obama, gran cuore e cervello”

Graham Nash sembra contento come un bambino appena finisce la sua tirata. Questo lui voleva dire e questo ha detto. D’altronde, lo rivendica, «un songwriter è colui che ha il compito di interpretare il suo tempo». Capitolo Obama: «Ha un grande cervello e un grande cuore, ma pensate quante cose avrebbe potuto fare se i Repubblicani non avessero posto il veto su tutto». Capitolo Bernie Sanders: «Io sostengo Sanders. Lui ha capito la differenza che corre tra l’1 per cento che ha tutto e il 99 per cento che lavora». Capitolo Clinton: «Se non passerà Sanders io voterò Hillary, pur di fermare Trump».

Nuova pausa. «Io guardo al mondo con gli occhi di un astronauta: visto dalla Luna, non ci sono confini, non ci sono paesi separati l’uno dall’altro, non ci sono muri. Siamo solo una massa di fango che fluttua nello spazio. Di recente dei ricercatori della Nasa hanno scoperto altre 100 mila galassie. Insomma, noi non siamo nulla. L’umanità non è nulla». Qualcun altro cerca di farlo parlare dei Hollies, il gruppo in cui Graham militò nei primi anni sessanta, lui rivela solo che nel nuovo tour farà anche Bus Stop, ma anche molti dei pezzi dell’epopea CSN&Y, «perché sin da quando cantai la prima volta con David e Stephen avevo capito che quella era la mia vita». Ma subito il pensiero corre ai tanti compagni che non ci sono più: «Lo vedete in quanti ci hanno lasciati solo nei primi mesi di quest’anno? Glenn Frey, Lemmy dei Motorhead, Keith Emerson, Paul Kantner, e soprattutto David Bowie. L’ho incontrato due volte, aveva un’energia e una vibrazione che non ho mai trovato in nessun altro. Era un genio musicale». Questo per dire che nonostante le apparenze anche lui è mortale, come tutti. «Potrei schiantare qui, in questo momento, davanti a voi. Anche voi potreste morire adesso. Io però vorrei vivere altri settantaquattro anni». Guardandolo, vien da pensare che ci riuscirà.

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