Renzi a Juncker: “L’Italia non si fa telecomandare. Meritiamo rispetto”

Europa
epa04477314 European Commission President Jean-Claude Juncker arrives for a press conference at the end of the first European Commission College meeting under his presidency at the EU Commission headquarters in Brussels, Belgium, 05 November 2014. The Commission College meeting takes place every Wednesday between the 28 commissioners.  EPA/OLIVIER HOSLET

Jean Claude Juncker critica l’Italia in conferenza stampa, ma il Sottosegretario Gozi replica: “Applichiamo la flessibilità, senza presentarla come una concessione”

“Basta con gli attacchi alla Commissione europea”. Così il presidente dell’esecutivo comunitario, Jean Claude Juncker, replica alle critiche mosse da Matteo Renzi nella prima conferenza dell’anno in cui aggiunge: “Probabilmente a fine febbraio mi recherò in Italia perché l’atmosfera tra Roma e la Commissione non è delle migliori”. E infatti, ieri, la burrasca si è vista. Almeno dalle parole che hanno fatto il giro dei telegiornali.

“Il Primo ministro italiano, che amo molto, ha torto a vilipendere la Commissione a ogni occasione, non vedo perché lo faccia – ha continuato Juncker – l’Italia a dir la verità non dovrebbe criticarla troppo” perché “noi abbiamo introdotto la flessibilità contro la volontà di alcuni Stati membri che molti dicono dominare l’Europa”.

Eppure l’Italia avrebbe buoni motivi per essere nervosa. Da molto, troppo tempo, sembra che in Europa si giochi una partita doppia, dove si usa la clava con alcuni e la piuma con altri. Dove ci si gira dall’altra parte quando alcuni paesi alzano i muri per fermare i migranti e dove, allo stesso tempo, si sanziona chi, come l’Italia, di migranti ne ha accolti tanti ma senza la completa e rigorosa registrazione imposta da Bruxelles. Dove si è puntigliosi sulle regole per salvare le banche, ma si è indulgenti se la Germania si mette di traverso sull’attesa unione bancaria. E la lista potrebbe continuare ancora.

Ed è proprio sui problemi urgenti che l’Unione è chiamata ad affrontare che Renzi prova spostare lo scontro. “In un momento in cui il mondo è attraversato da tensioni vi rendete conto se può essere normale fare polemiche assurde sul niente?“, ha detto oggi il premier durante la visita a Caserta.

Il presidente del Consiglio ha evitato di ammorbidire i toni del duello e anzi ha ribadito che “L’Italia non si fa telecomandare, meritiamo rispetto”. “L’Europa – ha proseguito – non può essere solo un pacchetto di regole, è un grande ideale oppure non è. E’ il tentativo di fare questa parte del mondo un faro di civiltà e bellezza”.

Sandro Gozi, in un editoriale su l’Unità in edicola oggi, ha provato a smorzare i toni senza però mitigare la gravità delle parole di Juncker. Il Sottosegretario con delega agli Affari europei ha infatti ricordato che le critiche dell’Italia alla Commissione non volevano offendere nessuno. “Ma abbiamo criticato e continueremo a farlo,  atteggiamenti e decisioni tecnocratiche, ritardi e rinvii, timidezze e miopie in contrasto con quel carattere “politico” che questa Commissione vuole giustamente avere, in discontinuità con il decennio Barroso”.

E sulla questione frutto del diverbio tra Italia e Ue, Gozi è molto chiaro. “Un esempio della nostra battaglia è proprio la flessibilità.Occorre prestare particolare attenzione a riforme strutturali che potenzino la crescita… sfruttando al meglio, nel contempo, la flessibilità insista nelle norme… del Patto di Stabilità…”: abbiamo passato un’intera notte a Ypres, al Vertice europeo di fine giugno 2014, a negoziare questa frase. Da quel Vertice e soprattutto durante il nostro semestre di Presidenza, abbiamo lavorato con assiduità per rendere concreta questa “flessibilità” e abbiamo impegnato politicamente la nuova Commissione, che ha poi presentato la Comunicazione sulla flessibilità all’inizio del 2015. Ora però applichiamola, per accompagnare e incoraggiare le riforme strutturali e gli investimenti; e per rispondere alle crisi migratorie e del terrorismo. Senza presentarla come una concessione, perché non lo è: è un atto di coerenza con quanto abbiamo deciso insieme, – conclude – che vale per tutti”.

 

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