La bufala dei rom sciacalli: e un bimbo ne paga le conseguenze

Terremoto
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La loro storia ha naturalmente scatenato l’immancabile Salvini che non aveva perso tempo pubblicando un post dal solito contenuto razzista.

Son stati definiti sciacalli, ma il vero sciacallaggio l’hanno subito. Due rom rispettivamente 44 e 45 anni a fine agosto erano stati messi alla gogna e accusati di aver rubato nelle case dei terremotati di Amatrice. La loro storia ha naturalmente scatenato l’immancabile Salvini che non aveva perso tempo pubblicando un post dal solito contenuto razzista.

Ora la loro storia viene raccontata diversamente ( a spiegarne i diversi passaggi è il sito Giornalettismo) e tutto appare davvero grottesco.

Si tratta di due nonni in viaggio col nipotino per raggiungere alcuni parenti a Ponte Galeria, Roma: Ion e Letizia. Vengono fermati: la prima volta all’Aquila e lasciati andare. La seconda nei pressi di Amatrice dove inizia il calvario. Vengono trattenuti: l’auto è piena di roba e c’è una pistola che poi si sarebbe rivelata giocattolo e per questo sospettati di sciacallaggio.

Un comunicato del commissariato fa il resto: viene ripreso e rilanciato dalla stampa fino ad arrivare alla pagina Facebook di Salvini con tanto di video. Ma soprattutto al momento della scarcerazione i nonni non ritrovano più il loro nipotino di sei anni, presente con loro al momento del fermo.

Sarebbe stato prima sistemato in una comunità a Rieti per essere poi trasferito in una casa famiglia di Acilia, vicino a Ostia. In pratica da un mese circa oramai, a causa delle lungaggini burocratiche il bambino, che non sa una parola di italiano, non è ancora tornato tra le braccia dei suoi genitori. Come ha spiegato a Giornalettismo Cristian Todini, il legale che segue  la coppia, la procura procede come da prassi perché ritiene “il minore in stato di abbandono”. Quindi al momento il bambino non è ancora con i genitori.

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