Gli italiani scommettono sul cambiamento

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Nel sondaggio Swg l’88% degli intervistati vuole che il rinnovamento vada avanti premiando il merito e combattendo la corruzione

Come un macigno legato alle ruote, una zavorra attaccata sulle ali, la corruzione è una delle principali cause che frenano la ripresa dell’Italia, che pure sta avvenendo sul piano economico, rispetto agli anni bui della crisi. Ma la voglia di rimettersi in moto è diffusa, così come il bisogno di proseguire in un processo di cambiamento. Una necessità, questa, sentita dall’88 per cento degli intervistati, nel sondaggio effettuato dalla Swg per l’Unità su un campione di 1200 cittadini maggiorenni. Altrettanto sentita, però, è la consapevolezza di quanto sia difficile in Italia estirpare la corruzione, male endemico e radicato in modo capillare.

Nel sondaggio, infatti, il 64 per cento delle persone considera la corruzione come comportamento più dannoso per l’economia del Paese. Al secondo posto, il 50% degli intervistati mette l’evasione fiscale, altro fattore considerato come un diserbante per la crescita e per un futuro migliore e lineare. La criminalità organizzata è al 40%, mentre il lavoro nero, che pure è una piaga (e comunque fa parte del capitolo evasione, ma con effetti diretti e dannosi per i lavoratori stessi), viene visto dal 23% degli intervistati come un danno all’economia, l’11 % individua il mancato rispetto delle norme di sicurezza.

Quale immagine
Così l’immagine dell’Italia del futuro immediato, ovvero dell’anno appena iniziato, viene vista dagli intervistati come un Paese con il volto onesto, in cui la giustizia e la meritocrazia sono i parametri per selezionare la classe dirigente ma anche per fare passi in avanti, unita alla capacità innovativa.

Nel sondaggio Swg, alla domanda «quando pensa al futuro di questo Paese, secondo lei c’è più bisogno di..», in testa c’è appunto l’onestà, per il 62% delle risposte (più 11% rispetto al gennaio 2014); al secondo posto la giustizia, 45% (più 12% sul 2014), l’innovazione, il ricambio generazionale e la sicurezza sono segnalati tutti dal 30% degli intervistati. Sul ricambio le risposte sono l’11% in più rispetto al gennaio 2014. Alla voce “tutela dei diritti” posta come elemento importante per immaginare il futuro dell’Italia risponde il 29% delle persone, poco più di equità e opportunità. Ma c’è un filo comune che spera nell’assenza di corruzione, in una società che invece premi l’onestà, ma anche la meritocrazia. Alla domanda su: «quali caratteristiche» pensa che dovrebbe avere l’Italia del futuro? Il 50% delle persone immagina un’Italia meritocratica, che corrisponde in un altro quesito alla necessità di avere preparazione e competenza per riuscire (il 48%) oltre alla creatività e alla capacità di innovazione (40%). Il 39% infatti immagina un Paese innovativo, un 36% più rispettoso dell’ambiente. L’onestò e la correttezza restano sui valori alti (il 37% delle risposte) anche per “riuscire” nella società, insieme alla “determinazione e spirito di sacrificio” al 27%. Certo un 22% pensa che per andare avanti servano “conoscenze giuste” e un 13% una bella dose di “cinismo e mancanza di scrupoli”. Per un 25%, quindi un quarto degli intervistati, dovrebbero esserci più giovani al comando.

E questo va insieme alla voglia di cambiamento della quale il 41 per cento delle persone consultate pensa ci sia molto bisogno, il 47% crede che serva “abbastanza”, quindi il totale è l’88%.

Aria nuova
È assolutamente esiguo il numero di pensa che ci sia “poco” bisogno di cambiamento, appena il 7%. Ma è frenato da quella giugla, o sottobosco, di fuberie, quando non corruzione vera e propria, ma anche l’illegalità diffusa che si manifesta con l’evasione fiscale. Rispetto alla meritocrazia negli anni si è consolidata la convenienza clientelare, ma è la stessa giustizia sociale, invece, a creare una delle condizioni perché si possa sperare in una Italia “normale” e migliore, equa, creativa e mobile.

Certo non è facile sradicare il sistema corruttivo anche sul piano culturale, spesso diventata consuetudine. Ma, a giudicare dal sondaggio Swg, la speranza di rimettere le cose a posto equivale a una boccata d’aria, come se l’Italia di togliesse una maschera opprimente che favorisce pochi, per poter ripartire. Anche perché i segnali ci sono e nel 2016 sono attesi passaggi importanti sia per il rilancio dell’economia che sul piano istituzionale con il completamento delle riforme. Ma il cambiamento dev’essere anche culturale, per non contare più sull’automatismo della logica clientelare, bensì cercare di far diventare la società più equa. E, allo stesso tempo, usando la creatività che può renderla innovativa.

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