Gli agenti di Quantico? Troppo belli per essere veri

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Quantico

La nuova serie tv dalla fotografia patinata e dai personaggi piatti e poco credibili alle lunghe potrebbe annoiare

L’attualità va di moda nelle serie tv e per gli americani attualità significa terrorismo. Homeland, Tyrant e ora anche Quantico, la serie tv presentata al Roma Fiction Fest e che in Italia andrà in onda il prossimo 18 novembre su Fox, girano intorno al tema della sicurezza pubblica e degli attentati. Questa volta, però, il nemico non è l’Isis come in Homeland, ma si trova all’interno dell’Fbi.

La storia si svolge a Quantico, in Virginia, sede dell’accademia dell’ente di investigazione dove un gruppo di nuove reclute sta svolgendo un corso di formazione per diventare agenti speciali. Ma il telefilm creato per ABC da Joshua Safran, autore di Gossip Girl e di un prossimo reboot di Fame per Lifetime, inizia tra le macerie della Grand Central Station, a New York. Coperta da una coltre di polvere c’è Alex Parrish, interpretata dall’ex Miss Mondo Pryanka Chopra. La giovane recluta protagonista della serie viene immediatamente fermata e interrogata dagli agenti federali, finendo poco dopo nella lista dei principali sospettati.

Da lì iniziano i flashback che riportano lo spettatore all’accademia dell’Fbi per ripercorrere i nove mesi precedenti all’attentato e presentare le reclute e gli agenti dell’Fbi e la loro personalità creando una serie di sottotrame che raccontano le loro storie spesso travagliate e problematiche: tutti infatti hanno segreti appartenenti al loro passato che cercano in tutti i modi di nascondere. E forse tra di loro si nasconde l’autore dell’attentato alla stazione. Qualcuno all’interno dell’Fbi sta cercando di intrappolare Alex e accusarla ingiustamente dell’atto terroristico? Perché? Sarà la stessa agente ad andare sulle tracce di chi la vuole in trappola, costringendola a fuggire, accusata ingiustamente di essere una traditrice degli Stati Uniti.

La trama è ricca e anche avvincente, ma i personaggi – giovani, bravi, belli, intelligenti; in pratica perfetti sotto ogni punto di vista – hanno delle personalità poco strutturate e non convincono fino in fondo, ammantati come sono da quest’aura di perfezione che li rende un po’ piatti. Oltre a superare al meglio ogni prova in accademia, i nostri eroi trovano anche il tempo di flirtare, litigare e vendicarsi l’uno dell’altro. Non a caso, la nuova serie tv è stata definita da The Hollywood Reporter come “Grey’s Anatomy incontra Homeland” proprio perché la trama oscilla tra investigazioni e intrecci amorosi.

Lo scarso realismo della serie tv è accentuato da una fotografia patinata e dal ricorso quasi ossessivo all’effetto di fast forward che già dalle prime puntate diventa intollerabile. Nonostante la storia piena di suspense, sarà dura arrivare fino al 22esimo episodio se non si riesce a creare un legame tra gli spettatori e i personaggi della storia. Ma tutto è troppo schematico e manicheistico per convincere e creare affezione. Alex, nella prima puntata, pronuncia una frase emblematica. Indagando sul passato del padre, ex agente speciale, chiede a Liam O’Connor (Josh Hopkins, Grayson Ellis di Cougar Town): “Mio padre era buono o cattivo?”. È proprio questo il punto, non esistono persone solo buone o solo cattive: il carattere umano è fatto di sfumature e non può essere tagliato con l’accetta nemmeno se si tratta di “semplici” personaggi di fantasia.

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