Giustizia tributaria, Cavallaro: serve una riforma, i giudici vanno selezionati meglio

Economia
Il presidente del consiglio di presidenza della Giustizia Tributaria Mario Cavallaro (D) con il vice ministro dell'economia e delle finanze Luigi Casero (S), durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario tributario 2016 a Villa Lubin, Roma, 19 febbraio 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Presentata da Mario Cavallaro la relazione della magistratura tributaria: le liti pendenti tra gli italiani e il fisco nel 2015 ammontano a circa 34 miliardi di euro

“La giustizia tributaria ha bisogno di una riforma di sistema”. È quanto emerge dalla relazione di Mario Cavallaro, presidente del consiglio di presidenza della magistratura tributaria, presentata oggi durante l’inaugurazione dell’anno tributario.

“È del tutto illusorio – è l’esortazione di Cavallaro – pensare che una giustizia così corposa, diffusa sul territorio e così necessaria al cittadino possa continuare semplicemente così com’è oggi”.  Ecco perché, sostiene l’ex parlamentare del Partito democratico, è necessario mettere in campo un modello, già studiato in passato, che manterrebbe la specialità del giudice di prima cura, più prossimo ai cittadini e al mondo economico, e trasferirebbe poi l’ulteriore corso della giurisdizione alle corti ordinarie di secondo grado.

Uno sprone, quello del presidente della magistratura tributaria, recepito a stretto giro dal viceministro dell’Economia Luigi Casero, il quale ha suggerito – nel suo intervento – di basare la riforma sull’idea di un sistema “semplice ed efficace, che ha come punto fondamentale la totale correttezza” del giudizio. Soprattutto perché, ha sottolineato Casero, “fenomeni di corruzione” come se ne sono verificati di recente “distruggono l’intero sistema”. L’auspicio del viceministro è dunque che onestà e correttezza diventino l’elemento determinante l’azione giudicante, proprio perché “il cittadino-contribuente deve avere certezza di un giudizio giusto ed equo cui affidarsi”.

La relazione di oggi presentata da Mario Cavallaro è stata inoltre l’occasione per tracciare un quadro della giurisdizione tributaria e mettere in luce un dato, quello dei ricorsi, che nel 2015 sono aumentati del 6%. “A fronte del calo del ricorso alla giustizia tributaria nel 2014, per il 2015 c’è un aumento dei ricorsi e appelli depositati in ingresso nelle Commissioni, dato più significativo nel grado provinciale, dove è pari a oltre il 13%”. Insomma, le liti pendenti tra gli italiani e il fisco nel 2015 ammontano a circa 34 miliardi di euro. In particolare, mette in evidenza Cavallaro, i procedimenti presso le commissioni provinciali si aggirano attorno ai 22 miliardi, mentre quelli pendenti presso le commissioni regionali superano di poco i 12 miliardi.

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