Thyssenkrupp, giustizia è fatta: confermate le condanne

Cronaca
La mamma e la sorella di Rosario Rodino' durante l'udienza del processo d'appello per la strage nello stabilimento Thyssenkrupp, Torino, 26 Febbraio 2015 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Una giornata drammatica, il Pg aveva chiesto di rifare il processo

Al termine di una giornata drammatica, la Cassazione ha confermato le condanne dell’appello-bis nei confronti dei sei imputati per il rogo alla Thyssen nel quale, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, morirono 7 operai. La pena più alta è di 9 anni e 8 mesi inflitta all’ad Harald Espenhahn, quella più bassa, di 6 anni e 3 mesi per i manager Marco Pucci e Gerald Priegnitz. Condannati inoltre gli altri dirigenti Daniele Moroni a 7 anni e 6 mesi, Raffaele Salerno a 7 anni e 2 mesi e Cosimo Cafueri a 6 anni e 8 mesi. E’ stato così confermato il verdetto della Corte d’Assise d’Appello di Torino del 29 maggio 2015: respinta, dunque, la richiesta del procuratore generale che aveva chiesto un terzo processo in vista di una riduzione delle pene e che ha provocato, oggi, molte polemiche e le proteste in aula dei parenti delle vittime.

Una giornata drammatica, dicevamo. Forte era stata la rabbia dei parenti delle vittime dopo che il sostituto pg della Cassazione, Paola Filippi, ha chiesto di annullare le condanne per tutti e sei gli imputati del processo Thyssen, per rideterminare le pene per i reati di omicidio colposo plurimo e per rivalutare il “no” alle attenuanti per quattro degli imputati. Per il pg serve un terzo processo di appello.

Ora il rischio è che, anche nel caso di conferma delle condanne da parte della Cassazione, i due imputati tedeschi per il rogo alla Thyssen di Torino del 6 dicembre 2007, abbiano la possibilità di scontare in Germania la pena che sarebbe ‘dimezzata’ perché nell’ordinamento tedesco il reato di omicidio colposo aggravato “ha un tetto massimo edittale di cinque anni di reclusione”, ha spiegato l’avvocato Ezio Audisio che in Cassazione difende l’amministratore delegato di Thyssen, Harald Espenhahn, condannato a 9 anni e 8 mesi nell’appello bis, e il dirigente della Thyssen Gerald Priegnitz, condannato a 7 anni. Entrambi risiedono in Germania e, in base a una convenzione in materia di cooperazione giudiziaria tra Italia e Germania, che ha recepito una direttiva quadro Ue, potranno scontare la pena in Germania. “In questo caso – spiegano fonti delle difese degli imputati – l’esecuzione avviene secondo le norme del Paese nel quale deve essere espiata la pena”.

La richiesta della Cassazione “rinnova l’atroce dolore delle famiglie e suscita irritazione e amarezza”, aveva detto Piero Fassino che da “sindaco di una città profondamente ferita da quella tragedia” aveva chiesto di non rinunciare “a rendere giustizia a chi ha visto morire in modo così atroce i propri cari”.

Alla fine però, la conferma delle condanne: “Giustizia è fatta”, hanno detto i familiari. E Antonio Boccuzzi, l’operaio unico sopravvissuto al rogo e deputato Pd, è scoppiato in lacrime.

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