Giulio Regeni, Fiumicello ricorda il ricercatore ucciso: “Vogliamo la verità”

Cronaca
People attend the candlelight vigil to remember Italian university researcher and part-time journalist Giulio Regeni, murdered in Cairo, in Fiumicello (Udine), Italy, 7 February 2016. ANSA/ALBERTO LANCIA

“Non ci accontenteremo di verità presunte”, ha dichiarato il ministro degli Esteri a Repubblica hanno ribadito la determinazione dell’Italia di fare luce sul caso

Nessuna mezza verità. È la posizione dell’Italia verso il caso di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo in circostanze ancora da chiarire. A confermarlo è il responsabile della Farnesina Paolo Gentiloni intervistato da Repubblica: “Abbiamo chiesto e ottenuto che al Cairo funzionari investigativi del Ros e della polizia possano partecipare alle indagini egiziane. Non ci accontenteremo di verità presunte, come già abbiamo detto in occasione dei due arresti inizialmente collegati alla morte di Giulio Regeni”.

Stesse parole pronunciate dalla presidente della Regione Friuli Debora Serracchiani che ieri ha accolto all’aeroporto di Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia, il feretro di Regeni proveniente da Roma.  “Ho voluto portare l’abbraccio della nostra comunità e delle istituzioni ai genitori di Giulio. Tutta la regione è raccolta in cordoglio accanto a loro – ha detto Serracchiani – Giulio era una sicura speranza per il futuro, una gioia e un orgoglio per i suoi genitori. Ho voluto dire loro – ha aggiunto – che in qualità di rappresentanti delle istituzioni, dei nostri cittadini, non ci rassegneremo a brancolare nel buio delle ipotesi o delle mezze verità”.

Ieri sera Fiumicello, il paese dove Regeni era nato, si è stretto attorno alla famiglia del giovane ricercatore ucciso. Nel paese in provincia di Udine è stata organizzata una fiaccolata per ricordare Giulio ed esprimere la vicinanza di un’intera comunità ai genitori del ragazzo. “Giulio è stato ucciso per quello in cui credeva”, ha commentato il parroco don Luigi Fontanot. Poi, alle 18, il silenzio improvviso: inizia la fiaccolata. Il silenzio viene interrotto solo dagli interventi istituzionali, ma comunque sentiti, pronunciati da persone che conoscevano bene Giulio e ora chiedono verità.

Ma la verità sembra essere ancora lontana. Le ipotesi sono tante, anche se sicuramente Regeni era controllato dalla polizia segreta egiziana e per questo probabilmente usava uno pseudonimo per firmare i suoi articoli per il Manifesto. Una delle piste che stanno seguendo gli inquirenti è proprio il tema affrontato dal giovane ricercatore: i lavoratori (in particolare i tassisti e i venditori ambulanti), i loro diritti, i sindacati. Forse qualcuno pensava fosse una spia e per questo è stato torturato e ucciso. Tutto fa pensare che ci siano motivazioni politiche dietro la morte di quel ragazzo che voleva essere fatta passare per un incidente.

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