Giù le tasse sulla casa e blocco degli aumenti di Iva e accise

Dal giornale
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan a Napoli, accompagnato dalla sua signora, per il convegno  ''Le politiche di investimento in Europa e in Italia: le imprese, le banche e lo sviluppo del Mezzogiorno''  promosso dalla Fondazione Mezzogiorno Europa alla presenza anche del neo presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, 15 giungo 2015.
ANSA /CIRO FUSCO

Allo studio una manovra da 25 mld. Confermati ma più selettivi gli sgravi sul lavoro. Le coperture: spending review per 10 miliardi e la richiesta all’Unione europea di nuova flessibilità

Almeno venticinque miliardi. Questo l’ordine di grandezza della manovra economica cui sta lavorando il governo. La cifra, già circolata, viene confermata dal viceministro all’Economia Enrico Morando mentre cominciano a delinearsi le misure da inserire nella legge di Stabilità da presentare entro metà ottobre. Si tratta da un lato di evitare che scattino le clausole di salvaguardia ereditate dalle manovre del passato per un ammontare di 16,8 miliardi, dall’altro di rafforzare la crescita, perché se è vero che davanti al Pil è finalmente tornato il segno positivo, il rialzo (0,2% per il secondo trimestre) non può certo essere definito robusto. Vanno in questa direzione la decontribuzione per i contratti a tempo indeterminato e il taglio delle tasse sugli immobili annunciato dal premier il mese scorso. Qui l’intenzione è quella di abolire la Tasi sulla prima casa per il prossimo anno e intervenire sull’Imu agricola e sul capitolo imbullonati, quei grandi macchinari ancorati a terra che pagano come se fossero immobili. Un capitolo che vale 4-5 miliardi.

Dall’Ici alla Tasi, passando per l’Imu, la tassa sugli immobili è tra le più indigeste per gli italiani, il 70% dei quali dicono le statistiche, possiede casa. Una base molto ampia dunque che, al momento, verrebbe presa in considerazione senza distinzioni: esenti dalla Tasi sarebbero tanto chi possiede immobili di pregio, quanto chi ha redditi alti. Anche nel governo, tuttavia, c’è chi pensa che qualche distinguo andrebbe introdotto: «Nel 2014 il gettito della Tasi sulla prima casa è stato 3,4 miliardi. Se lo riduciamo di 2,2 miliardi invece di azzerarlo, con l’1,2 che “risparmiamo” possiamo rendere deducibile al 100% l’Imu degli immobili strumentali dal reddito di impresa», propone Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica e sottosegretario all’Economia. «Al momento non abbiamo previsto differenze», dichiarara però Morando, intervistato dal Corriere, della sera e ricorda che la misura vale 4 miliardi sui 40 di tagli alle tasse annunciati da Matteo Renzi per il triennio 2016-2018. «Il resto – spiega il viceministro all’Economia – andranno al lavoro e all’impresa». E complessivamente dovrebbero ridurre l’imposizione fiscale di due punti, dall’attuale percentuale monstre del 43%.

Decalage

Un’altra voce importante è quella degli sgravi per chi assume con contratto a tempo indeterminato. Proprio ieri il ministero dell’Economia ha diffuso i dati sulle entrate contributive relative al primo semestre dell’anno: sono aumentate dell’1,9 per cento, pari a circa 2 miliardi, un incremento che testimonia il trend in miglioramento del mercato del lavoro. Mantenere gli sconti per i neo assunti così come sono appare tuttavia improbabile. Si stima che sarebberoi necessari 5 miliardi l’anno. «Ragionevole – per Morando – un decalage dell’intensità negli anni, fino ad arrivare a un livello accettabile per la stabilizzazione della misura». In ogni caso «indietro non si torna». Si lavora quindi a sconti fiscali limitati (solo per il Mezzogiorno, o per le imprese innovative oppure per le lavoratrici) Incide pesantemente sulla legge di Stabilità la necessità di evitare che scattino le clausole di salvaguardia su Iva e accise, che porterebbero a un aumento di tasse da 16,8 miliardi.

«Scongiureremo qualunque aumento fiscale di questo tipo – assicura il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei – Quindi niente aumento di Iva e accise sulla benzina». Secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori, se le clausole scattassero, ogni famiglia di tre persone si ritroverebbe con un aggravio di 955 euro all’anno. La legge di Stabilità dovrà provvedere anche alla ripresa della contrattazione nel pubblico impiego che vale tra 1,2 e 1,6 miliardi e che è stata imposta dalla Consulta dopo un blocco di 5 anni. Altre misure allo studio riguardano una maggiore flessibilità per il pensionamento e l’estensione delle politiche di inclusione per le quali servono non meno di 1,5 miliardi. Le coperture per reperire le risorse vanno dalla revisione della spesa pubblica che dovrebbe portare in cassa una decina di miliardi, alle entrate per il rientro dei capitali dall’estero, fino alla richiesta di nuova flessibilità da trattare con l’Unione europea che, secondo indiscrezioni, potrebbe poggiare sulla richiesta di un rinvio del pareggio di bilancio. Convinto che la strada europea sia percorribile, è Taddei: «Con le riforme – dice – abbiamo ricevuto riconoscimenti per quanto fatto nel mercato del lavoro: ora sulla base di questi risultati diventa più facile poter chiedere margini aggiuntivi». Ancora: «Il deficit italiano è il più basso della zona euro e, sempre restando sotto il 3%, non sarebbe una bestemmia aumentarlo di qualche decimale».

Vedi anche

Altri articoli