Beppe, giù le mani da Mattarella

Riforme
Festa della Repubblica, parata militare

Grillo chiede al presidente della repubblica una cosa in contrasto con la Costituzione: intervenire sul Parlamento mentre sta legiferando

Inizia con una sgrammaticatura di cultura istituzionale la campagna di Grillo e del Fatto contro il ddl Boschi.

Contro questo provvedimento, considerato come l’anticamera della fine della democrazia italiana e dunque palesemente in contrasto con la Costituzione, Grillo (e Sandra Bonsanti con unaccorato appello a Mattarella – sia pure con un poco solenne “ti chiedo” – sul giornale di Travaglio) chiedono al capo dello Stato di fare però una cosa che la Cosituzione non contempla: e cioè “intervenire” – ma in che modo, poi? – sul Parlamento mentre esso sta legiferando.

Disse benissimo un grande presidente, Carlo Azeglio Ciampi: «Quando parla il Parlamento il presidente tace». Non è possibile cioè trascinarlo nella contesa politica meno che mai nel momento del confronto, o dello scontro, parlamentare. E’ l’abc di una sana lettura della Costituzione che discende dalla fondamentale autonomia delle istituzioni. Nessuna meraviglia che Beppe Grillo e i suoi seguaci lo ignorino, fa più specie che finga di ignorarlo Sandra Bonsanti.

E’ tuttavia un destino, quello dei presidenti della Repubblica, quello di essere continuamente tirati per la giacca. Soprattutto nella situazioni politiche prive di riferimenti chiari e di governi saldi. Oggi – piaccia o no – il quadro, pur nelle sue convulsioni, è più nitido: il governo fa una proposta, il parlamento deciderà se è buona oppure no. Il Quirinale, per favore, lasciamolo stare.

 

 

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