Giornata mondiale del rifugiato, basta morti innocenti

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Migrants arrive on the shores of the Greek island of Lesbos after crossing the Aegean Sea from Turkey on an inflatable dinghy, Tuesday,  Sept. 22, 2015. More than 260,000 asylum-seekers have arrived in Greece so far this year, most reaching the country's eastern islands on flimsy rafts or boats from the nearby Turkish coast. (ANSA/AP Photo/Petros Giannakouris)

Non possiamo far morire persone che sfuggono alla morte sicura

Oggi è la giornata mondiale del Rifugiato e in tutto il mondo si celebra con balli, canti, attività culturali e approfondimenti vari. Bello ed entusiasmante vedere i social pieni di foto, video che ci ricordano che è la Giornata Mondiale del Rifugiato 2016, #GMR2016. Ed ecco che continuano ad arrivare notizie di morti: la polizia di frontiera turca, secondo le ong in loco, per fermare persone che dalla Siria stavano fuggendo da una guerra interminabile sparano ed uccidendo 8 persone tra cui 4 bambini. Basta morti innocenti. Non possiamo far morire persone che sfuggono alla morte sicura.

Perché rischiare di morire per attraversare il mare o qualsiasi altra frontiera dopo aver pagato migliaia di euro, perché? ce lo chiediamo? Forse non interessa a nessuno, forse siamo egoisti. Parlando con un ragazzo in una scuola mi disse: “e che alternative hanno, invece di aspettare l’affrontano la morte…”  Non ci sono alternative le ragazze e i ragazzi che arrivano in Europa attraverso la porta d’europa, l’Italia, devono essere accolti punto! Perché continuare a far finta di nulla? perché continuare ad costruire muri? Forse è arrivato il momento di costruire ponti. Ecco. Perché non dare la possibilità a tutti coloro che vogliono pensare ad un futuro migliore per loro e per i propri figli fargli evitare il rischio di morire e dargli la possibilità di raccontare la propria storia senza il rischio di rimanere intrappolato in un mare o in un muro basta morti basta vite spezzate. Perché aver paura di loro ? Abbiamo l’obbligo di trovare una politica comune europea che punti all’integrazione sociale e lavorativa una integrazione che modifichi l’idea di accoglienza da assistenza ad opportunità.

L’altro giorno ero al MIUR,  al Premio “Regoliamoci” di Libera, hanno vinto i ragazzi dell’Istituto Alberghiero “Einstein Nebbia” (Loreto) con il corto “Dipende da noi” (video) che racconta loro stessi, il loro pensiero nei confronti dei rifugiati, tutti uguali dicono inizialmente, ci rubano il lavoro portano delinquenza e malattie, continuano, e poi è arrivata una ong il GUS che gli ha raccontato chi fossero questi rifugiati e poi sono arrivati loro, i rifugiati, e lì è cambiato tutto ragazzi come loro che pensano al loro futuro, è bastato poco parlarci e conoscerli. Poi sono stato invitato a Formia dove l’amministrazione comunale due anni fa ha fatto una scommessa, un progetto di accoglienza, e anche lì c’era diffidenza, rabbia ma con il coinvolgimento della città tassello dopo tassello la percezione è cambiata fin quando le scuole, insieme al Csv e al Gus, con altre associazioni, hanno avviato un percorso di integrazione ed Ibraim è diventato il loro amico.

Entrato nella piazza mi si avvicina questo ragazzone nero che mi dice: “Lattanzi guarda che ti ho creato”… lo abbraccio e poi inizia il coro dei ragazzi, sembrava un gruppo di tifosi che incitava il loro idolo: Ibra Ibra Ibra…era diventato il loro amico. E poi grazie ai ragazzi è diventato anche l’amico dei genitori. E’ bastato poco, conoscerlo e parlarci. Ibra è una delle tante storie di ragazzi rifugiati, un ragazzo che ce l’ha fatta. Questa è l’accoglienza che vogliamo questa è l’integrazione che vogliamo. Avviare un piano infrastrutturale e lotta alla povertà in africa, un piano di integrazione e inserimento lavorativo coinvolgendo tutti i paesi europei, e quelli vicini nonche tutti quei paesi nel mondo che per senso di solidarietà internazionale decidono di fare la loro parte. L’Italia è in prima linea e il Governo sta portando avanti una battaglia per rimettere al centro il tema in Europa e nel mondo. Le organizzazzioni della società civile ce la stanno mettendo tutta, tutti insieme, eliminando il marcio di chi vede nell’accoglienza il lucro, riusciremo a dare un nuovo futuro a questo mondo.

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