Giochi a impatto zero: anche gli ambientalisti dicono sì a Roma 2024

Olimpia
The Olympic games logo Roma 2024 at Palazzetto dello sport in Rome, Italy, 14 December 2015 
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La vera novità della candidatura italiana risiede nel fatto che cambia totalmente la mentalità del grande evento. Niente gigantismo, niente spese folli. Niente consumo del suolo, niente deroghe alle norme

Mentre le Olimpiadi di Rio raccontano ogni giorno storie ed emozioni che coinvolgono tutti gli italiani, la possibilità di portare i Giochi in Italia è sempre appesa alle decisioni della nuova amministrazione grillina di Roma. Il tutto mentre – a sorpresa – anche le associazioni ambientaliste si dicono a favore della candidatura di Roma 2024. E mentre la stessa candidatura italiana – appoggiata e sostenuta dal presidente del Consiglio Matteo Renzi proprio nei giorni scorsi in Brasile – è in testa per i bookmaker.

La città che ospiterà i Giochi sarà votata il 13 settembre 2017 dai membri del Cio a Lima in Perù. Le candidate sono – oltre a Roma – Parigi, Los Angeles e Budapest. Il progetto italiano è stato apprezzato da chiunque lo abbia valutato. La vera novità infatti risiede nel fatto che cambia totalmente la mentalità del grande evento. Niente gigantismo, niente spese folli. Niente consumo del suolo, niente deroghe alle norme. Un progetto solido che parte da un dato: il 70 per cento degli impianti è già esistente e non andrà costruita.

In più l’altra grande novità riguarda il metodo usato dal comitato promotore. Memore degli infelici esempi precedenti, gli organizzatori hanno subito aperto un dialogo proficuo con la società civile. A partire proprio dalle associazioni ambientaliste, quelle che uno penserebbe di trovare completamente contrarie. Una serie di incontri che è partito più di un anno e mezzo fa. Il progetto è stato spiegato, valutato, soppesato. Poi è arrivato il momento delle proposte.

Greenpace, Italia Nostra, Legambiente, Lipu e Wwf – a rappresentare le varie anime dell’ambientalismo italiano – hanno fatto richieste precise al Coni. Questioni di metodo e di merito. Riassumibili in una filosofia: «La priorità al recupero di impianti esistenti, l’accessibilità a tutte le strutture attraverso il trasporto pubblico su ferro e percorsi ciclabili, la valorizzazione del Tevere e dei beni culturali del territorio».

Il Dossier che è stato presentato a febbraio ne ha tenuto conto: tutti gli impianti saranno raggiunti dalla metropolitana o dalla ferrovia, compreso l’allungamento del percorso della metro C fino a Villaggio olimpico previsto a Tor Vergata. E così lo scorso primo luglio le stesse associazioni hanno esplicitato la loro approvazione con una lettera. «Le Olimpiadi possono essere un’opportunità in termini di recupero di aree e manufatti abbandonati, di convivenza e valorizzazione della città piuttosto che di sfruttamento», ha spiegato il presidente di Italia Nostra Marco Parini.

E il Dossier lo conferma perché dà «priorità al recupero di impianti esistenti – si legge nel documento – l’accessibilità a tutte le strutture attraverso il trasporto pubblico su ferro e percorsi ciclabili, la valorizzazione del fiume Tevere e dei beni culturali del territorio romano». Semaforo verde anche per la scelta della zona di Tor Vergata per il Villaggio Olimpico, «perché –scrivono nella lettera –consente di recuperare le Vele di Calatrava oggi in abbandono, di portare la metropolitana in un’area di Roma che ne ha un gran bisogno e per l’impegno a riutilizzare gli edifici che ospiteranno gli atleti per alloggi universitari e legati all’ospedale».

Nel documento anche indicazioni e suggerimenti per possibili correzioni: «Per il progetto di bacino remiero nell’area compresa tra l’autostrada Roma-Fiumicino, il fiume Tevere e la fiera di Roma: riteniamo che vi siano criticità ambientali rilevanti», scrivono le associazioni ambientaliste. Così come «per il progetto di media center a Saxa Rubra».

Nel frattempo però l’amministrazione di Roma è cambiata. Se quella guidata da Ignazio Marino (prima di cambiare idea in campagna elettorale) aveva proposto la candidatura con una delibera approvata quasi all’unanimità dal Consiglio comunale – contrario solo il Radicale Riccardo Magi, con Sel invece favorevole – il 25 giugno 2015, Virginia Raggi in campagna elettorale bollò come «criminale iniziare a parlare di Olimpiadi quando Roma muore affogata di traffico e di buche». Da qualche settimana però le cose stanno cambiando. Il Comune ha partecipato alla riunione dell’11 luglio a Losanna e Raggi ha parlato di decisione definitiva a ottobre. La diplomazia sta lavorando.

Il presidente del Coni Giovanni Malagò non ha escluso di modificare il progetto – magari spostando il Villaggio olimpico da Tor Vergata come chiesto dall’assessore Paolo Berdini visto che i lavori sarebbero già affidati in nome di una vecchia convenzione alla Vianini-Caltagirone – mentre il governo sarebbe disposto a modificare la composizione del Comitato promotore togliendo l’inviso Montezemolo per dare spazio ad un personaggio gradito ai grillini. La tregua olimpica potrebbe avere buoni effetti.

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