Fine di un incubo. Pollicardo e Calcagno sono in Italia

Libia
Abbraccio di Gino Pollicardo con uno dei figli dopo l'arrivo all'aeroporto di Ciampino, Roma, 5 marzo 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

L’aereo che ha riportato a casa i due tecnici è arrivato a Ciampino intorno alle 5

Finisce un incubo durato quasi 8 mesi. Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici italiani liberati in Libia, sono atterrati all’aeroporto di Ciampino alle ore 5. Ad accoglierli sulla pista il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il generale Giuseppe Governale comandante dei Ros. Poi l’intenso abbraccio con i familiari. Sbarbati, stanchi e visibilmente provati, i due tecnici hanno a stento trattenuto le lacrime. Secondo la prassi, nelle prossime ore Pollicardo e Calcagno dovrebbero incontrare il pm Sergio Colaiocco.

Sono molti ancora i punti oscuri di tutta la vicenda – che ha subito una drammatica accelerazione negli ultimi giorni dopo mesi di silenzio -, a partire dall’identità dei rapitori, dalle modalità della liberazione, fino alla morte dei loro colleghi rimasti uccisi Salvatore Failla e Fausto Piano. E la gioia dei due tecnici liberati fa da contrappeso al dolore per i due colleghi rimasti uccisi in uno scontro a fuoco mercoledì scorso a Sabrata.

Dure le parole della moglie di uno dei due: “Lo stato italiano ha fallito” accusa della donna. “La liberazione dei due ostaggi è stata pagata con il sangue di mio marito. Nessuno di questi che sta esultando per la liberazione degli ostaggi – sottolinea – ha avuto il coraggio di telefonarmi”.

Non è ancora chiaro quando le loro salme rientreranno in Italia, al momento ancora in Libia, presumibilmente a Sabrata.

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