Giachetti: sto con i volontari che aiutano i rifugiati

Amministrative
Il candidato sindaco di Roma del centrosinistra, Roberto Giachetti (Pd), durante l'iniziativa "La prima(vera) di Roma", all'Auditorium Antonianum, 15 aprile 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il candidato del centrosinistra: “Lo sgombero di Baobab stride con l’immagine del Papa a Lesbo”. Meloni e Salvini esultano: tolleranza zero

Le immagini della polizia che sgombera i volontari di Baobab nel giorno del grido del Papa a Lesbo che scuote l’Europa indifferente e colpevole verso i migranti, non gli sono piaciute. Roberto Giachetti l’ha detto chiaro alla platea chiamata a raccolta dall’Arci di Roma e dal Centro di Riforma dello Stato nel cuore di Testaccio, alla Città dell’altra economia dove sono stati invitati anche Stefano Fassina e Virginia Raggi che non si è presentata. «La Roma che voglio è una città in cui esperienze come quella di Baobab non debbano subire sgomberi come è successo. Il Papa ha fatto una visita straordinaria mentre noi non riusciamo a fare in modo che delle strutture che aiutano ad integrare, oltre che a cooperare, riescano a trovare una soluzione». Lo sa il candidato del centrosinistra romano che quelle donne, quegli uomini che hanno sempre accolto e aiutato i migranti arrivati nella capitale per sfuggire a fame e guerre, agiscono in nome di valori condivisi come quello della solidarietà. Per questo volevano occupare l’ex centro ittiogenico di Via Tiburtina, rimettere a posto quell’area per lo studio dell’ambiente marino ora in abbandono e farci la nuova sede per l’accoglienza dopo la chiusura voluta dal Tar della storica sede di via Cupa. Ma la polizia li ha fermati, suscitando la condanna anche di Sel e gli applausi della destra di Giorgia Meloni e Matteo Salvini che esulta per la «bella ripulita di 40 asociali».

A Roma non c’è solo la storia di impegno di Baobab. «La vitalità di Roma è immensa – dice il senatore Walter Tocci del Centro di riforma dello Stato – ma non è rappresentata, c’è una separazione: da una parte le energie, dall’altra un sistema bloccato».

Palestre popolari, asili nido autogestiti, associazioni culturali all’avanguardia ma fuori dai circuiti tradizionali, una rete di autoimprenditoria basata sullo sviluppo locale sostenibile e sull’innovazione. Una una ricchezza che Roma non sa valorizzare, anzi disperde, separa, spreca, come dicono gli organizzatori del convegno sui «Beni di Roma, le energie sociali sul diritto alla città» durato tutta la giornata. Giachetti condivide, parla di sintonia quando prende la parola nella sala piena. Lui ci sta a valorizzare quella rete. «Voglio che in questa città vengano creati spazi di aggregazione, rimanendo sempre nella legalità ma senza divieti. La città che voglio permette ai cittadini di rendersi utili laddove l’amministrazione non può arrivare», spiega convinto ma non vuole schierarsi in rovinose guerre tra poveri, come quella che rischia di dividere i precari della scuola e quelli che hanno vinto un concorso. «Le insegnanti di infanzia devono essere stabilizzare», ma ci sono anche gli altri risponde a chi contesta. Lui ascolterà tutti, promette, come ha fatto da subito quando ha accettato la sfida delle primarie romane, vuole ridare la parola ai romani non solo usando la carta dei referendum ma mettendo a punto meccanismi nuovi che facilitano la partecipazione.

Su un altro nodo che sta a cuore a molti nella sala del convegno, a cominciare da Tocci che chiede di cambiare il sistema operativo del Comune, il candidato sindaco del centro-sinistra è d’accordo. Roma per funzionare deve semplificare l’amministrazione, farla essere una casa trasparente, con una «tracciabilità totale», di ciò che viene deciso. Ma soprattutto deve decentrare, riorganizzare il potere dei Municipi, farne i pilastro del buongoverno. E qui ci sarà una grande sfida anche per il sindacato, dice rivolto a Natale di Cola della Cgil perché decentrare vorrà dire spostare dipendenti capitolini, fare trasferimenti nei Municipi. Altro assillo, completare tutte le opere incompiute, anche su questo si può lavorare insieme. «Voglio un assessore all’urbanistica della manutenzione e del completamento», annuncia promettendo di restituire ai romani quelle opere rimaste a metà, che ora per la capitale sono ferite, fallimenti che alimentano il degrado e possono invece diventare ricchezza.

La capitale può voltare pagina, Giachetti ci crede. «Roma non è né ferma né rassegnata – ha scritto su Twitter – a Testaccio ho incontrato persone con la voglia di rendere la nostra città migliore». Al Nazareno dicono si può vincere anche se nella capitale la sinistra è divisa, che si possono battere destra e grillini. Virginia Raggi ieri è andata ad Ostia a vedere i varchi aperti dalla giunta Marino per restituire la spiaggia ai romani e ha attaccato. «Vediamo che bel lavoro hanno fatto, se così si può dire. La nostra idea è un po’ diversa». Su twitter le ha risposto secco il senatore dem Stefano Esposito: «Raggi non dice una parola contro il clan Spada ma attacca il Pd. Onesta al contrario».

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