Giachetti: “Spero in primarie con Marino”

Roma
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“Con l’ex sindaco auspico un confronto senza rancore su Roma” dichiara il candidato pd per la sfida per il Campidoglio. E assicura che si dimetterà da deputato se vincerà le elezioni di giugno

Dopo l’annuncio quasi in versione video-seflie su YouTube, la prima uscita pubblica di Roberto Giachetti, candidato alle primarie per il Comune di Roma, è come ospite a Fuori Onda su La7. Un po’ come se fosse in un quetison time a Montecitorio, solito look casual con camicia bianca senza cravatta e giacca, il vicepresidente della Camera e deputato dem risponde a domande e pungolature dei conduttori, Tommaso Labate e David Parenzo. Prima di tutto, il match. Vorrebbe Marino come sfidante alle primarie? “Con Marino e con tutti auspico un confronto sereno e serio sui temi della città. Perché penso che la cosa migliore sia misurarsi con il popolo del centrosinistra, ma, possibilmente, senza rancori”. Non pensa a un faccia a faccia con l’ex sindaco, ma Giachetti evita comunque di giudicarlo. L’unica cosa, un appunto di stampo radicale: “Marino ha detto che quelli di Mafia Capitale li voleva in galera e avrebbe ‘gettato la chiave’. Ecco, io la chiave butata con gente in galera non lo immagino nemmeno”.

Garantista al cento per cento, sostenitore dei diritti civili e conoscitore di ogni regolamento e cavillo parlamentare, Giachetti spiega che per ora non intende lasciare lo scranno di Montecitorio (come invece fece Marino dimettendosi da senatore): “Mi dimetterò nel momento in cui i romani dovessero decidere che divento il sindaco di Roma”, ha spiegato, anche perché come vicepresidente della Camera ha impegni e responsabilità, ma non gli impediscono di fare campagna elettorale “come tanti altri”.

Il deputato Pd racconta come è arrivato alla decisione di candidarsi alle primarie. Per lui è stato un “travaglio reale”, era addirittura spaventato e non ci pensava. Poi, spiega, “ho capito che in questa campagna elettorale si sarebbe dovuti andare oltre”. Smentisce che si sia deciso quando gliel’ha chiesto Renzi, al quale “ho saputo anche dire di no”, rivendica: “Sono stato l’unico in direzione a votare contro la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale. O sull’amnistia, io sono assolutamente a favore”. Però il candidato dem incassa l’endorsment di Renzi: “Pensate che mi faccia schifo avere il sostegno del presidente del Consiglio?”. E si augura comunque che le primarie siano di coalizione, quindi fa quasi un appello a Sel e a Fassina perché partecipino: “Non si capisce perché a Milano Sel partecipi alle primarie di coalizione e a Roma no”.

Certo i problemi di Roma sono tanti, sul video scorrono le “grandi bruttezze” di Roma, le buche, la “monnezza”, i rom che raspano nei cassonetti, i senzatetto. Quell’hashtag #romafaschifo che circola su Twitter. “Roma non mi fa schifo. Mai. Neanche di fronte alle troppe cose che non vanno e che dovremmo cambiare”, è lo slogan che rimbalza subito su Facebook. Quanto alla burocrazia pachiderma del Comune di Roma, che lui conosce essendo stato capo di gabinetto del primo Rutelli sindaco, evita le generalizzazioni, che siano i “furbetti” da licenziare tra i 50mila dipendenti del Campidoglio, così come chi lavora nelle cooperative non sono tutti da gettare nel mazzo corrotto di Mafia capitale. Paladino dei diritti, “celebrerei un matrimonio gay ma solo se ci fosse una legge che lo permette”, ha spiegato, e, sostenendo la legge sulle unioni civili, vuole evitare di “creare attese” con la formalizzazione dei matrimoni gay fatti all’estero. Con una fama da anticlericale, sull’Imu che la Chiesa dovrebbe pagare al Comune, 19 milioni di euro, il deputato Pd è cauto, “dipende se la Chiesa in quel luogo esercita qualcosa di religioso o no”.

Per ora la sua corsa nel Pd è in solitaria, l’auspicio è che le primarie siano di coalizione, ma, a giudicare dalla chiusura degli ultimi giorni da parte di Sel e di Stefano Fassina per Sinistra italiana, sembra che l’eventuale competizione sarà tutta in casa dem. E anche qui bisogna vedere con chi: Roberto Morassut scioglierà la sua riserva domani, resta l’incognita Ignazio Marino che però sembra allontanare l’ipotesi di una sua lista.

Giachetti ha incontrato una delegazione dei Radicali Italiani, prima “casa” politica del deputato dem che si è formato come giornalista a Radio Radicale come inviato dal Parlamento. Un marchio doc per la conoscenza delle istituzioni, la scuola pannelliana dei cronisti parlamentari. Così nell’incontro con i radicali, guidati dal segretario nazionale Riccardo Magi, ex consigliere comunale, gli è stato suggerito di “dettare le condizioni ai partiti che lo sosterranno”.

Il problema però è la coalizione “intorno agli obiettivi comuni minimi, che diano ai cittadini una garanzia di cambiamento”, ha concluso Magi. Quello della coalizione in effetti è un problema, perché al momento è abbastanza difficile che possa ricucire con Sel. Ma tutto è ancora da vedere, perché anche il partito di Vendola dovrà soppesare la forza di Fassina, già lanciato in campagna elettorale.

Roberto Giachetti intanto raccoglie consensi sui social. Del resto lui è un candidato molto 2.0, con le sue “pillole da Montecitorio” sul web. Così sul profilo Facebook già comincia a raccogliere consensi da tanti dei 9245 “amici”. Molti plaudono alle sue parole sull’amnistia, Alessia annuncia di volerlo votare anche al di là del tifo (Giachetti è romanista); ovvio il sostegno del segretario cittadino del Pd, Luciano Nobili, ma molti, soprattutto donne, sono entusiasti della sua candidatura. E c’è persino un tassista che già rivolge al candidato, come se fosse sindaco, con un appello riguardo a una legge per la categoria. E l’europarlamentare Pd, Gualtieri dichiara il suo appoggio a una candidatura basata su “un forte richiamo e investimento su questo spirito di partecipazione diffusa e di cambiamento democratico”.

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