Giachetti parte dalle periferie: con me per ricucire la città

Amministrative
Il candidato sindaco del PD, Roberto Giachetti, al suo arrivo alla Direzione del Partito Democratico. Roma, 4 aprile 2016. ANSA/CLAUDIO PERI

“La corruzione vive nell’ombra, porteremo trasparenza e legalità in Campidoglio”. I dem preparano la lista: tutti nomi puliti un terzo di candidati civici, parità donne-uomini

Riparte dalle periferie Roberto Giachetti per far tornare il centrosinistra in Campidoglio. Il candidato sindaco che ha fatto della rivoluzione delle piccole cose la sua bandiera e dopo la vittoria alle primarie romane ha reso omaggio a Luigi Petroselli, il simbolo della riscossa delle borgate romane, ieri ha ricominciato il giro di ascolto della città dal VI municipio, dalle Torri. Tor Bella Monaca, Tor Vergata, Torrespaccata, Torre Angela, Lunghezza, più di 250mila abitanti, la Roma che soffre il degrado, un nervo scoperto nel Pd romano commissariato dopo Mafia capitale. A guidare il Municipio c’era Marco Scipioni, il presidente dem cacciato dal commissario Matteo Orfini, che nel febbraio scorso è andato a gridare all’epurazione sotto le finestre di Montecitorio.

L’obiettivo del vicepresidente della Camera è sempre quello della campagna delle primarie: stringere un patto con i cittadini e i Municipi, ristabilire la fiducia, fare insieme la road map per cambiare. «Ragiono più da sindaco che da candidato, non per presunzione ma perché non dobbiamo perdere nemmeno un minuto. Per questo sono poco in tv e più tra la gente». La partita con grillini e destra è tutta da giocare. Il centrosinistra può vincere e ridare a Roma un futuro. Si comincia dalla legalità, la legge va sempre applicata anche se riguarda una sezione storica del Pd come quella di Giubbonari accusata di morosità e che il Tar vuole sgomberare. «Vogliamo con noi persone pulite e trasparenti. Per me conta la legge e anche l’onore – ha detto nella sala piena del centro anziani di Colle Prenestino – La corruzione si muove nelle zone d’ombra, porteremo luce e trasparenza». Non basta il certificato di carichi pendenti, manda a dire anche ai Cinquestelle, se si vuole cambiare davvero bisogna puntare sull’onore delle persone. «Sul proprio onore i candidati devono garantire che avranno una gestione della cosa pubblica al di sopra di ogni sospetto perché ci sono cose che accadono che non sono penalmente perseguibili ma che non devono accadere più perché sono malcostume e fanno male alla politica».

La prima mossa da sindaco sarà il decentramento. L’ha sempre sostenuto Giachetti durante la campagna per le primarie che Roma non può funzionare senza dare maggiori poteri e più fondi ai mini-sindaci dei Municipi e ieri l’ha ripetuto a TeleRadioPiù. Lo sa che il bilancio di Roma è «disastrato», un buco nero di debiti che divora risorse, ma insiste a dire che se riconquisterà palazzo Senatorio presterà molta attenzione ai problemi sociali. Non a caso ieri ha apprezzato l’accordo tra il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il commissario Tronca per l’impiego di cento detenuti nei servizi di pubblica utilità come la manutenzione delle aree verdi. «Ho sempre avuto a cuore il tema delle carceri. Credo che il reinserimento dei detenuti sia un volano che fa bene alla giustizia, al Comune e ai cittadini. Roma torna la capitale della solidarietà ed è una bella notizia per tutti».

Temi cari alla sinistra, come il sì annunciato al referendum sulle trivelle di domenica prossima. Ma il suo appello a tornare uniti in vista della battaglia elettorale è caduto su un terreno assai accidentato. I vertici di Sel l’hanno subito rispedito al mittente, anche l’ala dialogante alla fine ha stretto i ranghi attorno a Stefano Fassina tenendosi le mani libere solo se si andrà al ballottaggio. L’idea della lista arancione sul modello di Milano e Torino è ancora sul tavolo ma la strada è tutta in salita.

Il Pd lavora sulla lista. Quarantotto nomi, metà donne e metà uomini. Una lista pulita, senza candidati con guai con la giustizia o indagini a carico. Una lista nuova, con solo una decina di ex consiglieri comunali dell’era Marino. Tra questi, si dice, potrebbero essere confermati Valeria Baglio, l’ex presidente dell’assemblea capitolina, Michela di Biase, ex presidente della commissione cultura, Marco Palumbo, Ilaria Piccolo, Orlando Corsetti, Erica Battaglia, Giulia Tempesta, Daniela Tiburi. Ma il grosso, un 80% sarà di nomi nuovi. E sarà una lista aperta: con un terzo di candidati civici, gente vera, dicono al Nazareno, protagonista del lavoro quotidiano nella città, anche senza nessuna tessera in tasca.

Dopo quello dei radicali, ieri è arrivato il sostegno dell’Udc. «Sosterremo Giachetti con una lista di area cattolica – ha detto Lorenza Cesa – analoga scelta sarà fatta anche a Napoli con Valeria Valente».

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