Giachetti incassa l’abbraccio di Bersani e promette: “Le cose stanno cambiando”

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Iniziativa con il candidato a sindaco di Roma e l’ex segretario. La distanza politica rimane, ma la minoranza è schierata al suo fianco

“Credetemi, le cose stanno andando bene. Non so dirvi con chi sarà il ballottaggio, perché le cose in queste ore stanno cambiando molto, ma io ci sarò”. A poche ore dall’appuntamento serale con Matteo Renzi, Roberto Giachetti si ritrova in una piazzetta del quartiere di Primavalle fianco a fianco con Pier Luigi Bersani, per un appuntamento fortemente simbolico. E proprio in questo clima che vuole richiamare l’unità del partito attorno a lui, il candidato a sindaco lancia il messaggio che conta: attenzione, il vantaggio di Virginia Raggi si va assottigliando, mentre dietro di lei crescono non solo il Pd, ma anche – più lentamente – la destra di Giorgia Meloni. Un trend che il confronto televisivo di ieri sera ha probabilmente contribuito a rafforzare.

Ecco allora che Giachetti preme sull’acceleratore in questi ultimi giorni e alla discreta folla che riempie la piazza di fronte a lui dice con chiarezza: “È nelle vostre mani un risultato davvero importante, che tre mesi fa non avremmo immaginato e oggi invece è alla nostra portata“. Certo, non potrebbe dire diversamente quando siamo ormai al rush finale della campagna elettorale, ma la sensazione (confermata da qualche numero) è che sia effettivamente così. Poi il ballottaggio sarà un “film nuovo”, nel quale “si azzera tutto”.

Non ho mai avuto un dubbio sul fatto che Pier Luigi appoggiasse la mia candidatura – dice chiaramente Giachetti – abbiamo idee diverse rispetto al partito e alla politica, ma abbiamo costruito insieme questa comunità, che adesso ha il dovere di prendere in mano l’amministrazione e riscattare anche gli errori commessi”. Tra i due dietro le quinte il dialogo non è fittissimo, ma più per la volontà di dedicarsi ai selfie e al confronto con i cittadini che per altro.

Giachetti parla del Pd come “l’unica forza politica organizzata che ha avuto il coraggio di cambiare e che si può candidare non solo in termini di onestà, ma anche di competenza“. Bersani condivide la necessità di “riprendere le motivazioni del nostro mondo”, ma declina questo invito in senso più identitario, richiamando “i valori di un grande partito di centrosinistra”. Quindi “denunciamo i grillini, i fascisti, ma riprendiamo il filo di quello che siamo noi”.

L’ex segretario non mette da parte le critiche all’attuale gestione dem, dal Jobs Act (“Non saranno le regole sul mercato del lavoro che daranno lavoro, ma bisogna fare investimenti”) – nonostante i dati positivi di questi giorni – al rapporto tra vertici e base del partito (“Per evitare lo spaesamento, abbiamo sempre avuto la partecipazione. Adesso c’è la comunicazione. Va bene, ma impegniamoci perché tutte le volte che comunichiamo qualcosa organizziamo anche il ritorno, per sapere cosa ne pensa la gente”). Fino al rinnovamento: “Richiamiamoci a quello che abbiamo alle spalle, io non sono per buttare via tutto. Il centrosinistra per esempio ha prodotto il meglio delle politiche sociali”. Il messaggio, comunque, è chiaro e assolutamente condiviso: “Non lasciamo i problemi in mano ai populisti”.

Più che le parole, comunque, era la foto quella che contava. Dopo che D’Alema aveva dichiarato il proprio scetticismo nei confronti della candidatura di Giachetti, Bersani ha riportato la barra della minoranza dove deve stare: dentro il Pd e al fianco dei suoi candidati, a partire da quello che si gioca la partita più delicata. E con lui ci sono anche tutti gli altri principali esponenti della sinistra dem.

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