Giachetti: “In 100 giorni si poteva fare il cambiamento di Roma”

Roma
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L’ex candidato sindaco riunisce quella che sarebbe potuta essere la sua squadra in Campidoglio. Il censimento delle opere incompiute, il regolamento del decoro, le mosse finanziarie per reperire milioni per gli investimenti. “Ripartiamo da quello che era il nostro programma per costruire un rapporto di fiducia con la città”

“Roma ha bisogno di energie e non ci tiriamo indietro rispetto alla responsabilità di rendere la città migliore”. Così Roberto Giachetti mette in chiaro le ragioni della sua ‘Roma Bella’ e di tutti quelli che vogliono una città diversa e non si rassegnano allo spettacolo che hanno da cento giorno sotto gli occhi. Tutti qui pronti ad organizzarsi perché “Roma ha bisogno di idee e programmi e, se poi qualcuno volesse prendere spunto, noi ne saremmo contenti”.

L’ex candidato sindaco, mentre la sindaca Virginia Raggi taglia il traguardo dei cento giorni, vuole dimostrare come sarebbe andata se le urne gli fossero state favorevoli. Per questo ha chiamato a raccolta la squadra che in campagna elettorale aveva indicato come sua futura giunta. Seduti in prima fila, in una gremita sala del cinema Adriano, c’erano quasi tutti: da Alfonso Sabella a Flavia Perina, da Lorenza Baroncelli a Livia Turco e poi Carla Ciavarella, Stefania Di Serio, Alberto Gambino, Marco Rossi Doria, Claudia Servillo, Francesco Tagliente.

Uomini che avevano messo la propria storia e le competenze a disposizione di Roma.

Sfilano tutti sul palco e, così, si torna a parlare delle iniziative contenute nel programma elettorale dei primi cento giorni: il censimento delle opere incompiute, il regolamento del decoro, le mosse finanziarie per reperire milioni per gli investimenti.

Alfonso Sabella sarebbe dovuto diventare capo di gabinetto. A lui, i cento giorni gli sarebbero anche avanzati: sarebbe partito dalla “Centrale unica di committenza, i corsi di formazione per il personale, il regolamento sui beni confiscati, il decreto sulle coop sociali, la ‘radiografia’ alla situazione patrimoniale dei funzionari”.

Per Sabella: “Sulla trasparenza è necessaria la separazione tra indirizzo politico e azione amministrativa. Facciamo la radiografia ai funzionari, voglio sapere se un dirigente gira in Ferrari o con la Duna, non il suo stipendio”.

Scorrono uno dopo l’altro le donne e gli uomini della squadra di Giachetti. Flavia Perina, l’ex direttrice del ‘Secolo d’Italia’ che avrebbe dovuto occuparsi di Comunicazione, rimarca sulla “trasparenza, perché per trasporti e rifiuti si può anche dire alla Raggi ‘diamole tempo’, ma per la trasparenza no: o lo sei o non lo sei, e mi stupisce che il M5S non abbia dato segnali in questo senso”.

C’è spazio anche per alcuni manager, freschi di uscita dalle nuove municipalizzate a cinque stelle: Marco Rettighieri, ex ad di Atac che lasciò il Campidoglio nel giorno delle cinque dimissioni, spiega che il suo lavoro era ben avviato: “I nuovi 150 bus in arrivo portano la firma mia e di Brandolese. Non è merito di nessuno se non nostro. Io – ha ricordato – ho dato le dimissioni perché non c’era più la sintonia che ci sarebbe stata con Giachetti”.

Dopo gli assessori arriva il momento della sintesi da parte di Giachetti. “Nei primi cento giorni sarei stato più efficiente – afferma l’ex candidato – perché avevo un programma per i primi tre mesi e per il dopo, avevo una squadra con le idee chiare”. Ora il ruolo è quello dell’opposizione: “Noi intanto speriamo di riuscire a farla: puoi opporti a qualcosa che c’è, ma se non c’è nulla è difficile. Qui oggi c’è tanta gente che ha appoggiato la mia campagna. Dobbiamo costruire un rapporto con la città, partendo da qui”. “Noi abbiamo detto subito – afferma il vicepresidente della Camera – che per poter rimettere in moto la città bisognava innanzitutto riorganizzare la macchina amministrativa, ma non abbiamo neanche un capo di gabinetto. Poi – ha proseguito – il decentramento nei Municipi, lo ‘zeroseizerobuche’ per un intervento straordinario di manutenzione. Ci è stato spiegato che non si facevano le Olimpiadi perché bisognava fare le cose quotidiane – ha sottolineato Giachetti – ma ora non si fanno né le une né le altre”.

Sulle municipalizzate poi, Giachetti è netto: “Per quanto riguarda Atac e Ama, diversamente da quello che ha fatto sul resto, cioè nulla, questa amministrazione ha compiuto delle operazioni che recheranno un danno gravissimo a queste due aziende: hanno fatto fuori i management che, da alcuni anni, avevano iniziato a risanarle, conoscendone bene i problemi. Sono i dirigenti che hanno portato i fascicoli in Procura e grazie ai quali si comincia a tirare fuori il marcio. Sono stati cacciati e adesso le aziende torneranno allo sbando”.

Sulle due nomine degli assessori fatte ieri dalla Raggi, Giachetti annuncia un ricorso perché non viene rispettato quanto previsto dallo Statuto del Comune di Roma in termini di parità di genere. E poi aggiunge:  “Bisognerà vedere i nuovi assessori all’opera e vedere quanto durano. Perché visto quanto successo nelle precedenti occasioni rischiamo di fare dichiarazioni adesso che stasera non varranno più”.

Non poteva mancare poi un passaggio sulla stretta attualità e sugli ulteriori filoni di indagine che coinvolgono l’Assessore all’Ambiente. “Il fatto che Paola Muraro abbia un avviso di garanzia per me è irrilevante. Ciò che è rilevante è che ha un conflitto di interessi. E una persona che ha un conflitto di interessi, con me non avrebbe sicuramente fatto l’assessore”.

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