George Martin, con i Beatles il futuro della musica già 50 anni fa

Musica
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Vi proponiamo alcuni dei brani in cui la mano del produttore ha fatto la differenza, contribuendo a definire un suono che è attuale ancora oggi

Più che un padre o un maestro, George Martin era l’architetto che organizzava il suono dei Beatles. In molte foto che lo ritraggono insieme alla band di Liverpool, il produttore ha un’aria impeccabile ed elegante, da tipico gentleman inglese, che sembra quasi catalizzare l’energia iconica emanata dai Fab Four. E fondamentale è stato l’apporto, a livello di organizzazione creativa e competenza tecnica, attraverso il quale Martin è riuscito a plasmare, ottimizzandolo, il geniale flusso di idee dei quattro giovani musicisti.
Alcuni dei più famosi brani dei Beatles portano la sua impronta, non solo a livello meramente produttivo, ma anche sonoro: sotto forma di arrangiamenti e orchestrazioni, parti suonate e ideate, importantissimi contributi nell’economia del sound dei baronetti.

Yesterday

È proprio una delle loro canzoni più famose quella che segna l’inizio della proficua collaborazione tra George Martin e i Beatles, con il primo nei panni non solo di produttore ma anche di arrangiatore. Il potenziale di Yesterday non venne compreso subito, soprattutto il suo autore, McCartney, non la reputava granché: cosa che lo spinse a tenere il pezzo per molto tempo nel cassetto.
Alla richiesta di Martin di poter contribuire con un arrangiamento di archi McCartney rispose in maniera negativa, temendo che la caznone potesse prendere una deriva “smielata”.
Martin riuscì ad averla vinta coinvolgendo il bassista nella scrittura della partitura, in questo modo schiudendo di fronte ai ragazzi un intero universo di timbriche, quelle più propriamente orchestrali, dai quali i Beatles avrebbero attinto a più riprese nella loro carriera.

Eleanor Rigby

Canzone che tratta, anche, il tema non propriamente radiofonico della morte, narrando del decesso di una triste zitella e del prete che “pulendosi le mani si allontana dalla sepoltura”, Eleanor Rigby, scritta da Paul McCartney,  vede un fondamentale contributo di George Martin, che scrisse un convincente arrangiamento per ottetto d’archi: vera e propria ossatura del brano. Il brano restò al numero uno della classifica inglese per quattro settimane: più avanti Martin avrebbe dichiarato di essersi ispirato, per la sua partitura, al compositore americano Bernard Hermann e alle atmosfere del film Pshyco di Alfred Hitchcock.

Being for the Benefit of Mr Kite!

“Un’atmosfera da fiera paesana”. Questa era la bizzarra richiesta che Lennon fece a George Martin per un suo brano contenuto nell’album Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Si racconta che il produttore da una parte fosse molto più a suo agio a esaudire le richieste di McCartney, sempre formulate in modo tecnicamente ineccepibile, ma dall’altra fosse stimolato a oltrepassare i propri limiti per raccogliere le sfide che Lennon gli lanciava in modo criptico. Indicazioni come: “vorrei che questo brano suonasse come un’arancia” non erano inusuali da parte di John Lennon e dove non poteva arrivare con la razionalità, George Martin cercava di compensare con la fantasia. Per Being for the Benefit of Mr Kite! fece un piccolo miracolo di produzione avanguardistica: servendosi della tecnica dei tape loops tagliò e montò ad hoc il suono di un organo a vapore di epoca vittoriana, mescolandolo a quello di un armonium e a svariate incisioni di armonica a bocca.
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I’m the Warlus

Uno dei più grandi capolavori dei Beatles e uno degli arrangiamenti migliori di George Martin. Movimenti non convenzionali di ottoni, violini, violoncelli, corni e un clarinetto; il tutto mischiato con i cori della Mike Sammes Singers band, per un risultato straniante e modernissimo.
Un brano che ancora oggi suona attuale a quasi 50 anni di distanza.

Tomorrow Never Knows

Come sottolinea Ian McDonald nel suo The Beatles: “Con i suoi tecnici del suono Geoff Emerick e Ken Scott, George Martin creò per i Beatles un mondo di suoni che lasciava stupefatti i loro concorrenti, molto meglio attrezzati, degli Stati Uniti. (…) Interi studi di registrazione furono smontati e ricostruiti da capo, nella ricerca di un suono di batteria che i Beatles riuscivano a ottenere e i tecnici americani no. Quello che loro facevano, qualsiasi cosa loro facessero, diventava lo stato dell’arte”.
In questo senso Tomorrow Never Knows, con il suo avveniristico uso dei tape loops, rappresenta il pezzo più futuristico e futuribile dei Beatles.

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