Gentiloni: ora serve salto di qualità, sì ad asilo europeo

Immigrazione
Un'immagine diffusa da Oxfam Italia che documenta la gravità dell'emergenza migranti, sempre più prossima al collasso, Roma, 18 Settembre 2015. ANSA/ US/ OXFAM

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Il ministro degli Esteri in un’intervista alla Stampa: “In Europa è venuto il momento di immaginare livelli diversi di integrazione”

“Sull’altare di Dublino si sta rischiando di sacrificare Schengen“. Per il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, intervistato dalla Stampa, sul superamento dei vecchi accordi di Dublino “l’Unione somiglia a un condominio dove ciascuno litiga coi vicini, salvo poi prendersela tutti insieme con chi sorveglia l’ingresso di casa, in questo caso la Grecia”.

In Grecia nel 2015 sono arrivati 850mila profughi, evidenzia Gentiloni, e “pensare che, in quanto paese di primo arrivo, da solo potesse assicurare a tutti un asilo fa a pugni con la realtà. L’asilo dev’essere europeo rendendo permanente il meccanismo della ‘relocation’. Per chi non ha titolo per essere accolto, anche i rimpatri debbono essere un compito europeo”. L’Italia, che sulla registrazione dei migranti “è assolutamente in linea con il programma approvato a Bruxelles”, non si rassegna alla fine di Schengen. “Le sospensioni decise da alcuni Paesi membri debbono restare straordinarie e limitate nel tempo“, rimarca Gentiloni.

“Però un’assunzione comune di responsabilità deve arrivare entro la primavera, cioé prima che riprendano flussi migratori molto consistenti”. Altrimenti, avverte, “la situazione diventerà difficile per tutti”. Sul rapporto tra Roma e Bruxelles, “difendere gli interessi nazionali è doveroso. Tutti lo fanno e, tra l’altro, evita regali all’anti-europeismo”, osserva Gentiloni.

“Ma rispetto ad altri, il governo Renzi coltiva un’ambizione in più: contribuire al rilancio dell’Europa in un passaggio tra i più delicati della sua storia. In un’Unione di 28 membri – spiega il ministro – è venuto il momento di immaginare livelli diversi di integrazione. Abbiamo bisogno che il nucleo di quanti come noi vogliono più integrazione politica ed economica, possa convivere con un cerchio più largo, composto da chi crede nel mercato unico e nella Ue attuale ma non vuole spingersi oltre”.

Guardando alla Libia, “servono passi decisi verso un governo di accordo nazionale. Ogni ritardo è un regalo all’Isis”, commenta Gentiloni.

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