Gentiloni: “Non siamo in guerra. Investiremo più risorse per la sicurezza”

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Il ministro degli Esteri intervistato a Corriere tv assicura che non ci sono italiani coinvolti nell’attentato in Mali

“Non risultano all’Unità crisi della Farnesina degli italiani coinvolti negli attentati nell’albergo”. Dopo l’attentato all’Hotel Radisson blu in Mali, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, intervistato da Corriere.tv, interviene sulla situazione a Bamako, dove al momento non si registrano connazionali a Bamako in pericolo, e sulla questione sicurezza in Europa.

In risposta alla paura che si percepisce tra la popolazione e agli allarmi che stanno circolando in questi giorni, Gentiloni ha assicurato che “stiamo reagendo al massimo e abbiamo una professionalità maturata nelle nostre forze dell’ordine”. È normale che i cittadini non si sentano “immuni, perché non c’è un paese immune” e “l’invito alla precauzione è normale”, anche perché la paura viene “trasmessa dalle immagini” che stanno circolando e da “questa figura inedita di criminale disposta a uccidersi per uccidere altre persone”.

Ma, aggiunge il ministro, è anche vero che “viviamo in società molto sicure” e “non siamo in guerra“: “Chi dice una cosa del genere, dà un messaggio sbagliato alla popolazione, almeno se vogliamo dare alle parole il significato che la storia gli assegna”. I terroristi “ci attaccano e noi li combattiamo”; “essere in guerra, per la storia che abbiamo avuto, significa una cosa diversa, detto questo noi combattiamo contro il terrorismo con le nostre forze, anche militari” e di intelligence.

Una situazione diversa anche da quella italiana degli anni ’70: “Il livello di tensione – afferma il responsabile della Farnesina – era molto diverso, ma anche quella era una situazione eccezionale”. La popolazione sta vivendo in un delicato equilibrio tra “la sicurezza e le nostre libertà, ma dire ‘siamo in guerra’ significa dire che non c’è più niente da fare e che abbiamo un cambiamento radicale delle nostre abitudini”.

La situazione, in ogni caso, va affrontata con maggiori investimenti: “Oggi – conferma Gentiloni – siamo a livello di allerta tale da richiedere altre risorse” ed è “probabile che ci siano dei fondi in più all’interno della legge di stabilità“.

Gentiloni è poi intervenuto sulla questione delle armi e sulle accuse arrivate soprattutto dal M5S: “La Costituzione prevede che esistano forze armate, il Paese si difende anche con le armi, esistono industrie che producono armamenti con norme internazionali. Se uno vuole dire quel Paese ha aiutato l’Isis è una sua tesi culturale” ma “l’Arabia Saudita non appoggia l’Isis. È nella coalizione anti-Isis ed è sotto minaccia”.

Tra gli altri temi affrontati, anche quello dei fucilieri di marina italiani: “Per Natale – dichiara Gentiloni – chiederemo al Tribunale speciale internazionale misure provvisorie che consentano a Salvatore Girone di rientrare in Italia. Durante il percorso dell’arbitrato, che può durare due e tre anni, vogliamo che i due fucilieri possano restare in Italia. Lo chiederemo al tribunale ad hoc e pensiamo di avere buoni argomenti”.

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