G20, al via un nuovo vertice tutto orientato alla crescita

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Sarà l’ultima riunione con il presidente americano Barack Obama e la prima ad essere ospitata dalla Cina

Spingere la crescita rendendola più inclusiva per evitare derive populiste. Rifiutare svalutazioni delle monete per sfruttare vantaggi competitivi. Continuare a lottare contro l’evasione fiscale, tema che chiama direttamente in causa la stangata Ue su Apple in Irlanda. Gestire al meglio la Brexit. Saranno questi alcuni degli obiettivi su cui i leader delle 20 principali economie al mondo torneranno a confrontarsi nelle loro riunioni domani e il 5 settembre a Hangzhou, in Cina. Un G20 anche questa volta insomma tutto orientato alla crescita: dalla Vecchia Europa ai paesi emergenti l’economia stenta e l’obiettivo di una crescita del 2% di paesi del Club, decisa nel vertice di Brisbane, resta lontano.

Un cavallo di battaglia per Matteo Renzi che oggi è arrivato in Cina – dove è atteso ricevere anche un segnale di cordoglio per il terremoto nel centro Italia – forte dell’apertura incassata a Maranello, l’altro ieri, dalla Cancelliera Angela Merkel sulla flessibilità e del feeling del vertice di Ventotene. E, dove, ancora una volta troverà l’America di Obama (al suo ultimo G20 da presidente Usa) a fare da sponda verso misure fiscali compatibili con una crescita forte per la quale i 20 Grandi del pianeta – è atteso sia ribadito nel comunicato finale – chiederanno “tutti gli strumenti” necessari.

“La sfida per il G20 è difficile perché bisogna investire su una crescita che sia equità – ha detto il premier Matteo Renzi alla cena con gli imprenditori italiani in Cina – e se c’è una sfida per tutti i paesi è come combattere le diseguaglianze”.

Sarà come detto l’ultima riunione con il presidente americano Barack Obama e la prima ad essere ospitata dalla seconda economia al mondo.

Crescita
Affacciandosi sulla baia che bagna quella città con 9 milioni di abitanti, dovranno scoprire l’arte di rilanciare una crescita globale che resta anemica e che potrebbe frenare. Non a caso il Fondo monetario internazionale ha avvertito: le stime di espansione potrebbero essere tagliate a ottobre quando a Washington si terranno gli Annual Meetings dell’istituto. E non a caso Jack Lew, il segretario al Tesoro americano, in vista del G20 ha detto che ‘il sostegno alla crescita dell’economia globale può e deve essere più forte’.

Riconoscendo che la risposta ai timori legati alla globalizzazione ‘non può essere la chiusura in sé stessi’ Washington – che è il principale finanziatore dell’Fmi – continua a credere che ci siano ancora molte nazioni con uno spazio di manovra sufficiente per adottare politiche fiscali, strutturali e macroeconomiche a favore dell’espansione.

Clima
Chiedendo ai colleghi di fare di più perché gli Usa non possono funzionare da motore per tutti, Obama metterà pressione anche su un altro fronte: impegnarsi a ridurre le emissioni di gas serra. Già oggi insieme alla Cina ha aderito formalmente all’accordo sul clima siglato a Parigi su iniziativa dell’Onu. Le economie del G20 producono l’80% di quelle globali e Usa e Cina sono in testa. Da sole le due nazioni rappresentano il 40% del totale.

Svalutazioni anti-competitive
Gli Usa considerano l’assestamento della politica valutaria cinese un successo diplomatico ma Washington è consapevole dei timori di molti economisti per una futura svalutazione dello yuan a fronte di un’economia locale in rallentamento. Quella del 10 agosto 2015, giunta totalmente a sorpresa, riaccese i timori di una guerra delle valute e fece crollare i mercati globali. Nel novembre dello stesso anno l’Fmi promosse Pechino introducendo lo yuan nel suo basket di valute di riserva insieme a dollaro, euro, yen e sterlina. Si è trattato di un voto di fiducia verso Pechino, che ha promesso di permettere alle forze del mercato di avere nel tempo un ruolo maggiore sul tasso di cambio.

‘Questo non fu un risultato da niente considerando le obiezioni della Cina di non tanto tempo fa a una politica simile’, aveva detto Lew in vista del G20 aggiungendo: ‘Continueremo a chiedere alla Cina e ad altri di rispettare tali impegni’.

Evasione fiscale
Se al G20 di Washington dello scorso aprile a tenere banco erano stati i Panama Papers – 11,5 milioni di documenti legati allo studio legale panamese Mossack Fonseca, che gettarono luce su società offshore legate a 143 tra politici e personalità pubbliche nel mondo – questa volta si tornerà a parlare di evasione ma con in mente Apple. Il produttore dell’iPhone è stato colpito il 30 agosto dalla Ue, che ha giudicato illegali gli accordi fiscali siglati con l’Irlanda e che chiede imposte arretrate per la cifra record di 13 milioni di euro. Obama sottolineerà, come già fatto dal Tesoro Usa, che l’approccio deve essere coordinato e non fatto di azioni unilatarali. Nemmeno la Casa Bianca, tuttavia, si aspetta passi avanti al G20 su questo fronte.

È previsto anche un incontro di Obama con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan domani. Il fallito tentativo di colpo di stato ad Ankara del 15 luglio sarà in testa all’agenda. Il leader turco premerà per l’estradizione dell’imam Fetullah Gulen che Erdogan accusa del fallito golpe. Gulen ha negato ogni coinvolgimento nel colpo di stato e anzi ha rigirato l’accusa al Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) di Erdogan. Obama ripeterà come detto dal suo vice Joe Biden in visita in Turchia il 24 agosto, che ‘nessun presidente ha l’autorità di estradare qualcuno; solo un tribunale americano lo può fare’ e che il processo continua. Un incontro dovrebbe esserci anche tra Obama e il presidente russo Vladimir Putin. In quel caso si parlerà di Siria e di Ucraina ma nessun meeting formale è stato fissato.

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