Fusione La Repubblica-Stampa: come cambia l’editoria in Italia

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Per i Financial Times l’operazione è “la prima fusione nell’industria editoriale italiana dall’avvento della digitalizzazione”

Nessuno si sbilancia e tutti, o quasi, si limitano a constatare la rilevanza di un’operazione che muta lo scenario del sistema editoriale italiano. Ci vuole tempo per capire come mai gli Agnelli abbiano lasciato la storica cordata di Via Solferino per unirsi al gruppo di De Benedetti. Si tira in ballo il ruolo delle giovani e fresche leve di entrambi i fronti. Si evocano matrimoni (Corsera-Stampa) mai andati in porto e altri annunciati ma ancora non consumati (Corsera-Sole).

La stasi che ha paralizzato questo mondo sembra alle spalle, stando alle mosse reali o presunte sulla scacchiera. Ci vorrebbe, come negli anni Settanta, un Giampaolo Pansa che andasse a sfrucugliare davvero quel che sta accadendo nei media italiani, per saperne di più. Diamo tempo al tempo. Anche perché siamo, ormai, in un altro mondo e da allora tante, troppe cose sono cambiate tanto che i media partecipano a pieno titolo, e non più come invitati, alla costruzione della pubblica opinione.

I giornali direttamente interessati, principalmente La Repubblica, elogiano l’operazione parlando di «radici comuni di due mondi del giornalismo» e di «forte segno di ottimismo in un Paese ripiegato su se stesso». Nicchia il Corsera, intento a celebrare i suoi 140 anni.

Anche Giuliano Ferrara (il suo Foglio è stato il primo ad annusare la vicenda) assegna all’intesa un ruolo importante anche perché i contraenti l’accordo hanno mostrato sulla carta di «avere un progetto più vitale, aperto su un ancora indeclinabile futuro, segnato da un ringiovanimento e da una mezza scommessa su un’Italia in fase di mezza ripresa renziana».

Anche un’importante voce dall’estero, il Financial Times, sottolinea che l’accordo segna «la prima fusione nell’industria editoriale italiana dall’avvento della digitalizzazione, rompendo rapporti consolidati nel settore». Dunque i più leggono l’intesa come mossa dinamica in una fase di cambiamento. La lunga stagnazione ha lasciato segni un po’ dappertutto e il mondo dei giornali è transitato, come molti altri, in queste brutte stagioni, pagando dazio sia nel numero di copie vendute che nel rastrellamento della pubblicità.

C’è bisogno di idee nuove per far combaciare i tempi della ristrutturazione con i tempi del cambiamento. Vista la crisi che ha riguardato tutta l’informazione vince, dunque, chi ha il coraggio di fare la prima mossa, di innestare una marcia in più e di prendere gli altri in contropiede. Lo sottolinea anche Giampiero Gramaglia, ex direttore dell’Ansa, e attualmente docente di giornalismo alla Sapienza e alla Scuola di giornalismo di Urbino: «In un contesto di debolezza del sistema editoriale italiano qualsiasi iniziativa che possa rafforzarlo va salutata con piacere. Non è inutile sottolineare con forza che gli elementi distintivi e le peculiarità delle testate vadano assolutamente salvaguardate. Quando i grandi gruppi fanno queste operazioni possono anche subire la fascinazione del canto delle sirene e mirare più a consolidamenti sul fronte economico e finanziario che su quello della salvaguardia di pezzi di storia del nostro giornalismo. Detto in parole semplici sarà bene stare attenti che non corra rischi la pluralità di voci di cui il nostro Paese ha quanto mai bisogno». E’ proprio sul destino delle diverse testate del gruppo che il giudizio oscilla tra il riconoscimento della novità appena apportata al sistema e la sottolineatura del rischio di cambiamenti e improvvise svolte.

Repubblica manterrà il suo ruolo? E la Stampa? E le altre testate del gruppo, a partire da i rotocalchi e dal sistema di testate locali? Nei primi anni Novanta, queste ultime, hanno rappresentato un rilevante serbatoio di lettori come i giovani e le donne e alcune di loro sono diventate ormai pezzi di storia dell’Italia dei cento campanili. La cosa riguarda, inoltre, anche il sistema multimediale delle due aziende, con i giornali online, le radio e quant’altro fa comunicazione di massa.

Lo sottolinea anche Giovanni Gozzini, docente di Storia del Giornalismo a Siena: «Come quello di tutto il mondo, il giornalismo italiano della carta stampata si muove alla frenetica ricerca del proprio futuro. Come i profughi (veri) dei nostri giorni, editori e giornalisti si accalcano alla frontiera dei nuovi media cercando di capire come far pagare gli accessi sul web. Nel frattempo le proprietà si riorganizzano: quella tra Espresso e Stampa somiglia, più che a una fusione, a una acquisizione da parte della seconda (relativamente in buona salute rispetto al primo) che potrebbe forse mettere capo a un ridisegno del gruppo con Repubblica come giornale più di movimento e di massa (con accenti antigovernativi) e il quotidiano torinese nelle vesti di un giornale di qualità più dedito all’approfondimento si vedranno prossimamente su questi schermi».

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