Fukushima, il giorno del ricordo. Cinque anni dalla tragedia che ha sconvolto il mondo

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epa05200456 (14/38) A view of a tree standing next to the foundations of a house destroyed by the 11 March 2011 tsunami in Ukedo district of Namie, Fukushima Prefecture, Japan, 24 February 2016, few kilometers away from the crippled Fukushima Daiichi Nuclear Power Plant. Namie is located north west of the nuclear plant and there are plans to allow about 5,000 of its residents to return to certain areas by March 2017, when the levels of radiation will be relatively low, and officials have already started working at the town hall to prepare for their return. The municipal authorities hope to help businesses that could provide food for those involved in decontamination work, or the decommissioning of the six nuclear reactors at the plant. As for now, a couple of gas stations and a convenience store are open during the day. The town remains empty of people and there are black bags of radiation-contaminated waste everywhere. Many of the black sacks stuffed with contaminated soil, leaves and other debris are stored in so-called interim storage facilities, waiting to be moved to their final destinations in an area close to the nuclear plant, where high radiation levels prevent locals from returning. Millions of bags will have to retain their radioactive contents in the years to come, but their durability are in question.  EPA/FRANCK ROBICHON PLEASE REFER TO ADVISORY NOTICE (epa05200442) FOR FULL PACKAGE TEXT

Oggi ancora 174mila persone vivono lontano dalle loro case originarie e molte opere di ricostruzione sono ancora in corso.

Sono passati cinque anni ma per il Giappone è ancora una ferita aperta. E non potrebbe essere altrimenti, viste le conseguenze devastanti che il terremoto-tsunami dell’11 marzo 2011, si porta ancora dietro.

Oggi è il giorno del ricordo. La coppia imperiale – l’imperatore Akihito e l’imperatrice Michiko – assieme al primo ministro Shinzo Abe s’è inchinata in memoria delle 20mila vittime in una cerimonia ufficiale a Tokyo. Altrettanto hanno fatto i familiari delle vittime riuniti, nonostante il freddo, a Sendai, Ishinomaki, Rikuzentakata, Minamisanriku, e in tutte le aree colpite.

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Esattamente cinque anni fa, un terremoto di magnitudo 9, considerato come il più potente mai registrato nella zona orientale, colpì l’isola con epicentro a 230 miglia a nord est di Tokyo e ad una profondità di quasi 15 miglia, creando uno tsunami che inondò un’area di circa 216 miglia quadrate o l’equivalente del 90 per cento dei 23 distretti speciali che compongono il nucleo di Tokyo. Oltre la metà del territorio inondato si trovava nella prefettura di Miyagi. In totale 62 fra città e villaggi in varie prefetture furono colpiti provocando almeno 15.500 morti, 5.314 feriti, oltre 5.300 dispersi e 130.927 evacuati. Questi ultimi causati soprattutto dalla rottura del sistema di raffreddamento della centrale nucleare di Fukushima che provocò poi la fuoriuscita di radiazioni. Il disastro causò un danno all’economia giapponese stimato in oltre 215 miliardi di dollari.

Oggi ancora circa 174mila persone vivono lontano dalle loro case originarie e alcune opere di ricostruzione sono ancora in corso. Il nordest del Giappone continua il percorso di ripresa all’ombra di Fukushima, soltanto il 10%  dello smantellamento dell’impianto nucleare è stato completato, processo che si prevede durerà fra 30 e 40 anni.

Secondo gli ultimi sondaggi, il 55,3% dei giapponesi è contrario alla riapertura degli impianti nucleari per paura che si ripeta un’altra tragedia come dell’11 marzo 2011, la peggiore dai tempi di Chernobyl del 1986, e solo il 36,9% appoggia la riapertura. Inoltre un sondaggio realizzato questo mese dall’agenzia di stampa Kyodo mostra che i due terzi delle amministrazioni locali vogliono che il Paese riduca in futuro la dipendenza energetica dalle nucleari (di fatto il 21% chiede direttamente un black-out atomico).

A fianco del governo del premier Shinzo Abe, il cui piano vorrebbe che il Giappone producesse il 20-22% della sua elettricità dalla fissione nucleare entro il 2030, ci sono le località che ospitano gli impianti, la cui economia dipende quasi completamente dal funzionamento delle centrali. Nonostante questi obiettivi numerici a cui aspira l’esecutivo siano ancora lontani, dopo un black-out nucleare di due anni adesso due reattori sono operativi e l’ente regolatore Nuclear Regulation Authority, dissolto nel 2012 e poi rifondato a seguito della cattiva gestione della crisi di Fukushima, stabilirà criteri di sicurezza più rigidi. I due reattori riavviati sono il numero 1 e 2 della centrale di Sendai, nel sudovest del Paese, che hanno cominciato a funzionare rispettivamente gli scorsi 11 agosto e 15 ottobre, fra le proteste di attivisti e abitanti della regione.

 

 

 

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