Frontex, dall’Europa molte chiacchiere e pochi distintivi

Immigrazione
epa04918457 A handout picture provided by the Marine Nationale Francaise (French Navy) on 07 September 2015 shows the French Navy crew of the 'Commandant Bouan' patrol vessel rescuing migrants during the EU sea patrol mission Triton/Frontex, from southern Italy to southern Malta, in the Mediterranean Sea, on 05 September 2015. The 'Commandant Bouan' patrol vessel, engaged in the Triton/Frontex mission since 31 August 2015, rescued more than 320 people during this operation.  EPA/SEBASTIEN CHENAL/MARINE NATIONALE/HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

I Paesi membri dell’Ue forniscono solo 291 guardie a fronte delle 775 richieste dall’agenzia per aiutare Italia e Grecia a sorvegliare le coste

Ancora una volta i Paesi europei dimostrano tutta la loro mancanza di sensibilità rispetto all’emergenza migranti. Il 2 ottobre, infatti, Frontex aveva richiesto agli Stati membri dell’Ue di fornire 775 guardie di confine per rafforzare il proprio organico, con l’obiettivo di aiutare Italia e Grecia nel controllo dei confini e nell’identificazione dei migranti in arrivo negli hotspot. Oggi, chiusi i termini previsti, l’agenzia fa sapere che sono solo 291 le unità rese disponibili da diciannove Paesi. Poco più di un terzo di agenti, per un impegno pari a un quarto delle ore lavorative previste.

Fabrice Leggeri, direttore generale di Frontex, mantiene bassi i toni, apprezzando lo sforzo e spostando in avanti i termini per contribuire al potenziamento della missione: “Spero – ha detto – che potremo arrivare più vicini all’obiettivo”. E non è bastata nemmeno la denuncia pronunciata la scorsa settimana dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che davanti all’Europarlamento aveva ammonito di “smettere di criticare le istituzioni Ue” quegli Stati membri che “non hanno fatto con la dovuta responsabilità e rapidità quello che ci si aspetta dall’Europa”.

Ancora una volta, però, i Paesi europei si dimostrano insensibili di fronte al dramma umanitario che prosegue: se in Italia il numero degli arrivi continua a diminuire (a settembre circa 12mila, a fronte dei 22.611 di agosto), nelle isole greche dell’Egeo dall’inizio dell’anno si contano ormai più di mezzo milione di arrivi.

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