Frank Miller: “Le persone comuni sanno essere eroi”

Fumetti
epa05296283 US filmmaker and strip cartoonist Frank Miller is seen during an interview on the sidelines of the 34th edition of the Barcelona International Comics Convention held in Barcelona, Spain, 09 May 2016. Miller has been invited to the comic fair as a guest of honor.  EPA/QUIQUE GARCIA

Il padre di fumetti come Batman e la serie “Sin City”a Lucca dice: “La mia passione vera sono le storie poliziesche, piene di gente
qualunque”. E spera che vinca Hillary

Incontro Frank Miller all’interno del Palazzo Ducale di Lucca. Lascio le strade e le piazze affollatissime di giovani, giovanissimi e bambini vestiti da supereroi, da maghi e da streghe per “Lucca comics &games” ed entro nelle austere sale del palazzo. Ci sono vari controlli, la star principale di questo festival è sicuramente lui e giustamente gli organizzatori cercano di proteggerne un minimo la privacy. Gente ben informata mi ha detto di fare attenzione: Frank è abbastanza taciturno e si innervosisce con facilità. Qualcuno più informato degli altri mi ripete più volte: mi raccomando, non chiedergli di Trump; chiunque glielo ha chiesto è stato trattato male.

«Non sapete parlare che di politica, voi italiani», sembra che abbia risposto risentito a non so chi. Me ne guarderò bene, penso con un po’ di dispiacere. Frank Miller mi aspetta seduto e mi accoglie con un bel sorriso, chiedendomi di sedere accanto a lui. Ha saputo che sono un disegnatore ormai di lunga carriera e che incredibilmente sono diventato anche direttore di un quotidiano. Sorride di questo e mi mostra comprensione e affetto. Anch’io rispondo con un sorriso altrettanto smagliante e facciamo il gesto di abbracciarci.

Rompo il ghiaccio con la più ovvia delle domande: «Contento di essere in Italia?». Ho fatto centro, sembra proprio fosse la domanda che più si aspettava. Il sorriso si allarga dicendomi: «Molto, mi piace molto l’Italia. Mi piacciono i vostri luoghi, i vostri monumenti storici, mi piace la gentilezza di voi italiani. E poi mi piace tantissimo come si mangia in Italia».

L’autore dei supereroi incontra Bobo

Stiamo diventando amici. «È ben strano», dico divertito, «questo nostro incontro: un artista come te abituato a muoversi fra supereroi che si incontra con l’autore di un personaggio così lontano da loro». «Sì», mi risponde, «è strano, però a volte anche le persone comuni sanno essere eroi».

Questo mi rincuora molto e sotto sotto conferma quello che ho sempre pensato: che anche il mio Bobo, con tutte le peripezie che affronta, si muove sospinto da profondi ideali e che le sconfitte a cui sembra spesso predestinato sono in fondo sconfitte che riguardano tutta la società. «La mia vera passione», aggiunge Frank «non erano tanto i supereroi quanto le storie poliziesche, le crime stories, in queste storie molto spesso gli eroi sono piccoli uomini, gente qualunque». «In effetti», riprendo, «perché esista un supereroe occorre necessariamente che esista un super cattivo. In Italia non abbiamo quell’ossessione che invece mi sembra abbiate voi di identificare il male assoluto in una precisa figura».

«Sì, è vero», risponde, «ed è una cosa molto strana. Dovrebbe essere al rovescio perché gli Stati Uniti, almeno fino all’11 settembre del 2001, non hanno avuto una presenza di personaggi esponenti del male assoluto, voi in Europa sì. Siete voi che avete avuto Hitler e Stalin, non noi. Forse è per quello che li avete poi cancellati dai vostri racconti. L’11 settembre è stata una svolta, è stata veramente la prima volta che il male assoluto ci ha attaccati, e guarda come abbiamo reagito: abbiamo devastato, tagliato la testa all’Arabia».

«Mi piace questa visione. Sono stati fatti molti errori e ancora oggi c’è questo legame ambiguo con l’Arabia Saudita che non riesco a capire». Frank si fa scuro in volto e dice un’unica parola: «Petrolio». Poi prosegue: «Ci interessa troppo questo argomento ed hai ragione sui legami con i Sauditi. I 21 terroristi dell’11 settembre erano al 90% Sauditi, eppure non abbiamo attaccato l’Arabia Saudita». Dallo staff mi sussurrano che ho il tempo per un’ultima domanda e allora, sentendomi già amico, ci provo con le dovute precauzioni: «Adesso non ti arrabbiare per la domanda che ti faccio. Andrai a votare il prossimo 8 novembre?». Con voce e volto seri mi dice: «Certo che andrò a votare», e rimane in silenzio con la frase in sospeso; poi alza gli occhi, mi sorride nuovamente e quasi con allegria mi dice: «… e spero che vinca “lei”». «Sei un grande», gli dico, «ma a me piaceva molto anche Bernie Sanders; si potrebbe vedere come una sorta di Cavaliere Oscuro?».

Miller risponde che Bernie Sanders è vecchio ma piace tanto ai giovani e lui è lì per insegnare ai giovani a pensare. Adesso ci sono le foto di rito. Ci sistemano in un angolo allestito per l’occasione e ci fanno stare in piedi uno di fronte all’altro stringendoci la mano e guardando entrambi sorridenti verso il vuoto di fronte. Più che due simpatici fumettari sembriamo dei buffi burocrati dell’UE o dell’ONU. Così va il mondo.

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