Il Papa al confine Usa-Messico: “Mai più morte e sfruttamento”

Vaticano
epa05166897 Pope Francis embraces a female inmate as he visits the Penitentiary (CeReSo n.3) in Ciudad Juarez, Mexico, 17 February 2016. Pope Francis will be in the border city of Juarez, Chihuahua, to talk to prisoners and employees and celebrate a Mass with migrants in the last day of his visit to Mexico.  EPA/GABRIEL BOUYS/POOL

Le parole di Bergoglio nella messa al confine tra Usa e Messico

E’ ripartito stanotte per Roma papa Francesco, al termine del suo viaggio in Messico. Mai più morte e sfruttamento, ha chiesto Bergoglio in una messa davvero particolare.

Si tratta, infatti, della prima messa mai celebrata da un Papa al confine tra due stati, con i fedeli dall’uno e dall’altro lato. Francesco l’ha presieduta ieri sera a Ciudad Juarez, nell’ultimo giorno del suo viaggio in Messico, fermandosi prima della liturgia a salutare e a pregare anche con le decine di migliaia di fedeli situati sul versante Usa, nel territorio della texana El Paso, oltre la rete metallica che come un “muro” separa i due paesi.

Un gesto simbolico che è riuscito nell’intento sul dramma dei migranti che cercano di varcare la frontiera, e che spesso nella loro odissea trovano la morte.

Ed è infatti su questi punti che Bergoglio ha incentrato le sue parole: “Mai più morte e sfruttamento! C’è sempre tempo per cambiare, c’è sempre una via d’uscita e un’opportunità, c’è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre”. Nel viaggio in Messico Bergoglio ha denunciato con forza le connivenze (anche della Chiesa locale). Davanti a “un’ingiustizia che si radicalizza nei giovani: loro, come carne da macello, sono perseguitati e minacciati quando tentano di uscire dalla spirale della violenza e dall’inferno delle droghe”. E nelle “tante donne alle quali con la violenza è stata ingiustamente tolta la vita!” denuncia il Papa in riferimento alle miglia di donne vittime di femminicidio.

Il Papa, sul dramma della migrazione, ha chiesto “il dono della conversione, il dono delle lacrime”. “Qui a Ciudad Juarez, come in altre zone di frontiera – ha detto nell’omelia -, si concentrano migliaia di migranti dell’America Centrale e di altri paesi, senza dimenticare tanti messicani che pure cercano di passare dall’altra parte. Un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del transito umano. Non possiamo negare – ha detto ancora il Papa – la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato la migrazione di migliaia di persone, sia in treno, sia in autostrada, sia anche a piedi attraversando centinaia di chilometri per montagne, deserti, strade inospitali”.

Questa “tragedia umana” che la “migrazione forzata” rappresenta, al giorni d’oggi è “un fenomeno globale”, ha proseguito. “Questa crisi, che si può misurare in cifre, noi vogliamo misurarla con nomi, storie, famiglie. Sono fratelli e sorelle che partono spinti dalla povertà e dalla violenza, dal narcotraffico e dal crimine organizzato”.

Al termine dell’omelia, il Papa ha rivolto il suo saluto ai fedeli al di al del confine Usa, a El Paso, tra cui i molti nello stadio Sun Bowl. “Con l’aiuto della tecnologia – ha detto -, possiamo pregare, cantare e festeggiare insieme l’amore misericordioso che Dio ci dona, e che nessun confine ci può impedire di condividere”. “Grazie, fratelli e sorelle a El Paso – ha aggiunto -, per farci sentire una sola famiglia e una sola comunità cristiana”.

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