Francesco in Messico si scaglia contro il narcotraffico

Vaticano
epa05158636 Pope Francis speaks during a welcome ceremony at National Palace in Mexico City, Mexico, 13 February 2016.  EPA/JORGE NUNEZ

Primo giorno della visita del Pontefice nella Capitale centramericana. Invita i vescovi a “non perdere tempo nelle chiacchiere” e a non limitarsi a “condanne generiche” contro il crimine

“La principale ricchezza del Messico oggi sono i suoi giovani”. Sono le parole pronunciate da Papa Francesco nel suo incontro con le autorità nel Palazzo Nazionale di Città del Messico. Dopo l’incontro di ieri a Cuba con il Patriarca ortodosso Kirill, Bergoglio ha iniziato oggi il suo viaggio nello Stato centramericano, dove è stato accolto dal presidente Enrique Pena Nieto, che lo ha definito un “leader sensibile e visionario”.

Ma se la grande parte di giovani presente nella popolazione messicana “dà speranza e apertura al futuro”, Francesco non nasconde i mali che affliggono il Messico, e non solo: “L’esperienza ci dimostra che ogni volta che cerchiamo la via del privilegio o dei benefici per pochi a scapito del bene di tutti – ha detto il Pontefice – presto o tardi la vita sociale si trasforma in un terreno fertile per la corruzione, il narcotraffico, l’esclusione delle culture diverse, la violenza e persino per il traffico di persone, il sequestro e la morte, che causano sofferenza e che frenano lo sviluppo”. Il Papa ha quindi garantito che “il governo messicano può contare sulla collaborazione della Chiesa cattolica, che ha accompagnato la vita di questa nazione e che rinnova il suo impegno e la sua volontà di porsi al servizio della nobile causa dell’edificazione della civiltà dell’amore”.

Ancora più esplicitamente Francesco si è rivolto ai vescovi messicani: “Vi prego di non sottovalutare la sfida etica e anti-civica che il narcotraffico rappresenta per l’intera società messicana, compresa la Chiesa – ha detto il Pontefice – Le proporzioni del fenomeno, la complessità delle sue cause, l’immensità della sua estensione come metastasi che divora, la gravità della violenza che disgrega e delle sue sconvolte connessioni, non permettono a noi, pastori della Chiesa, di rifugiarci in condanne generiche, bensì esigono un coraggio profetico e un serio e qualificato progetto pastorale”.

Quindi il Papa ha ripetuto anche ai rappresentanti della Chiesa messicana gli ammonimenti già detti altre volte ai loro colleghi: “Non perdete tempo ed energie nelle cose secondarie, nelle chiacchiere e negli intrighi, nei vani progetti di carriera, nei vuoti piani di egemonia, negli sterili club di interessi o di consorterie. Non lasciatevi fermare dalle mormorazioni e dalle maldicenze”.

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