Fra gaffe e trolley, la settimana storta dei pentastellati

M5S
Foto Vincenza Leonardi - LaPresse13 10 2012 EtnapoliticaBeppe Grillo sull'Etna, comizio a 2000 metriLa Tappa sul Vulcano Etna , Tour di Grillo a sostegno di Giancarlo Cancellieri , Candidato del Movimento 5 Stelle alla Presidenza della Regione SiciliaNella Foto Beppe Grillo

Il M5S tra errori, bugie e prepotenze, sette giorni tutti da dimenticare

Dal locale al nazionale, il M5S dimostra ogni giorno di più, col suo comportamento lievemente schizofrenico, di non avere chiare le idee su “cosa farà da grande”. In questa settimana abbiamo scritto abbondantemente su fatti che vedono protagonista il Movimento, il suo fondatore e coloro che più plasticamente stanno incarnando la trasformazione di questo soggetto politico.

Vicende che prese singolarmente raccontano di gaffe e prepotenza, sicurezza e impreparazione, manie di grandezza e scivoloni, ma che, legate insieme, ben chiariscono il momento che la ditta Grillo&Casaleggio sta attraversando.

Partiamo allora dalla Festa nazionale di Imola dove il M5S ha intenzione di lanciare la sua alternativa di governo. Ricordiamoci allora di quando, aprendo il mandato, i pentastellati si portarono nell’emiciclo di Montecitorio l’apriscatole come simbolo di trasparenza e correttezza. Proprio nella manifestazione che dovrebbe sancire la maturazione grillina si preferisce, invece, la riservatezza. Così non è dato sapere il costo dell’autodromo di Imola dove il 17 e 18 ottobre si svolgerà la kermesse nazionale del Movimento.

Eppure proprio in vista di quest’appuntamento viene addirittura composto e messo in musica un inno che “va imparato a memoria” come prescrive il blog del comico genovese, un metodo che in passato serviva per poter trasmettere gli ideali di partito ai militanti.

Da una parte, quindi, il rifiuto delle categorie della politica attuali, dall’altro il tentativo di scimmiottarle, ripescando modelli virtuosi dell’immaginario collettivo, ma che mal si sposano con le vicende attuali del capo movimento Grillo.

Il peggio del peggio avviene in un tweet a firma Beppe grillo. Gli effetti sono grotteschi. Parliamo del tweet in cui il leader del Movimento Cinque Stelle paragonava se stesso a Pertini e Mandela, e che è diventato in breve oggetto dell’ironia del web. L’ex-comico, condannato per aver diffamato il professor Franco Battaglia, docente di Chimica ambientale del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”, ha tenuto a ribadire le sue idee con un parallelismo con i due, detenuti ingiustamente per ragioni politiche.

Intanto la scalata messa in atto per mettere in difficoltà il governo è accidentata anche ai piani inferiori: Alessandro di Battista tra i più presenti e visibili protagonisti dell’era grillina, aveva punta su un tema caro agli italiani: le tasse. La location scelta era quella di Ballarò. Peccato per loro che la sua bugia sulla Tasi nella quale sosteneva che dove governa il M5S non si paga sia stata smascherata.

La figuraccia, però, non è bastata e per correre ai ripari sul blog del movimento è comparso un video del sindaco Mario Puddu di Assemini che si vantava che lì la tassa sui rifiuti era stata tolta.  Anche in questo caso, però l’operazione non riesce: da una parte non mancano i commenti di chi non è soddisfatto della gestione del Comune in provincia di Cagliari e dall’altra appare poco credibile la scelta di Assemini come Comune da additare quale esempio di modello di buona amministrazione visto che ben tre consigliere grilline  hanno denunciato il sindaco pentastellato di “avere uno staff occulto con ingerenze nel lavoro di governo ed evidenti conflitti di interesse”.

Il cerchio si chiude venerdì a Civitanova Marche dove il gruppo M5S confonde due società omonime e lancia accuse di infiltrazione mafiosa del tutto infondate sul web. Complice un caso di omonimia, la superficialità nel controllo delle visure camerali di un azienda e forse troppa impazienza. Stesso discorso per la denuncia della senatrice e questore Laura Bottici del M5s che su twitter rimproverava i colleghi della maggioranza in partenza nonostante l’inizio della discussione sulle riforme. Poi l’amara scoperta: quei trolley erano dei suoi colleghi pentastellati.

 

 

 

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