Foibe, il giorno del ricordo

Storia
ricordo_foibe100216-768x749

Mattarella ricorda tutte le vittime delle foibe: “Ricordare non deve favorire il rancore ma liberare sempre più la speranza di un mondo migliore”

Il 10 Febbraio si celebra il Giorno del ricordo. La giornata, regolamentata da una legge del 2004, mira a “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Una pagina della nostra storia ancora controversa e molto dolorosa che ha coinvolto circa 5000 mila italiani, ma le stime non sono mai state definite con certezza. Perché è stata scelta questa data? Il 10 febbraio 1947 fu firmato il trattato di pace che assegnava l’Istria e buona parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia.

Con il termine “foibe” si indicano dei grandi inghiottitoi (o caverne verticali, o pozzi), tipici della regione carsica. Durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare tra il 1943 e il 1945, e nell’immediato dopoguerra, furono usate per gli eccidi. La violenza fu messa in atto dai partigiani jugoslavi, che si sentivano legittimati ad annettere al futuro stato jugoslavo la parte rivendicata del Venezia Giulia e del Friuli e a considerare la popolazione italiana come una “classe dominante” contro cui lottare. Al massacro delle foibe seguì l’esodo giuliano-dalmata, ovvero la diaspora di cittadini di lingua italiana dai territori di confine. Il 10 febbraio 1947 l’Istria, Fiume e Zara vennero annesse alla Jugoslavia con il trattato di Parigi, intensificando l’esodo di massa già cominciato negli anni precedenti.

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha ricordato con un post su Twitter le vittime delle foibe.

Sull’argomento è intervenuto anche il Presidente della Repubblica Mattarella: “L’abisso della guerra mondiale e le aberrazioni dei sistemi totalitari sono ora alle nostre spalle, anche se quei segni non possono essere cancellati e deve sempre guidarci la consapevolezza che le conquiste di civiltà vanno continuamente attualizzate. Ricordare non deve favorire il rancore – sottolinea il Presidente – ma liberare sempre più la speranza di un mondo migliore“.

Vedi anche

Altri articoli