Fo e il segreto del Grammelot, una lingua rivoluzionaria

Cultura
Una foto d'archivio di Dario Fo, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura.  Andrea Merola/Ansa/Do

“Fin dal Mille il giullare girava piazze e paesi, facendo sotto forma di recitazione satirica delle vere e proprie accuse ai potenti”

Con Mistero Buffo, l’arte di Fo raggiunge il massimo grado di novità e originalità, seguendo non la tradizione istituzionale del teatro, ma la forza espressiva e la grande carica comunicativa dei giullari medievali (joculatores).

E Fo è un giullare perfetto che, “manovrando” con grande abilità, risa e serietà, ripercorre una storia millenaria fatta di abusi e ingiustizie, nel tentativo, anche, di svegliare le coscienze, perché in lui è pressante un impulso forte: la ricerca della giustizia.

Il giullare, espressione teatrale del popolo, con la propria cultura e i propri sentimenti di rivolta: ecco la figura che offre a Fo i modi espressivi più consoni alle sue esigenze interpretative e comunicative. I giullari recitavano nelle piazze, nei mercati e, assieme ai comici dell’arte, furono gli inventori del Grammelot, sorta di lingua, di articolazione di suoni e di azione mimica messe assieme, nate sia dalla situazione peculiare dei giullari che viaggiavano in luoghi in cui si parlavano lingue diverse, e quindi dalla necessità di farsi intendere un po’ da tutti, sia dalle leggi censorie che imponevano loro di non recitare in lingua.

«… Fin dal Mille — dice lo stesso Fo — il giullare girava piazze e paesi, facendo sotto forma di recitazione satirica delle vere e proprie accuse ai potenti. Egli era una figura che si concretizzava direttamente dal popolo, dal quale attingeva la rabbia, per poi ritrasmettergliela mediata dal grottesco»; questa forma di teatro popolare era «il giornale parlato e drammatizzato del popolo».

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