Firmopoli, Mannino e Nuti non rispondono ai pm. Anche Giulia Di Vita indagata

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Anti-establishment 5-Star Movement (M5S) founder and chief Beppe Grillo, during his visit on Saturday 01 October 2016 to Mirandola (Modena, central Italy), that was scene of a earthquake in 2012.  ANSA/ ELISABETTA BARACCHI

Sale a 13 il numero degli indagati. Oltre ai 10 nomi, resi noti nei giorni scorsi, risultano iscritti nel registro degli indagati Pietro Salvino, marito della deputata nazionale Claudia Mannino e la parlamentare Giulia Di Vita

Sale a 13 il numero degli indagati nell’inchiesta sulle presunte firme false depositate dal Movimento 5 Stelle in occasione delle elezioni comunali palermitane del 2012. Oltre ai 10 nomi, resi noti nei giorni scorsi, risultano iscritti nel registro degli indagati Pietro Salvino, marito della parlamentare Claudia Mannino, e la parlamentare Giulia Di Vita. Non è noto il nome del terzo inquisito.

L’indagine sta proseguendo tra silenzi e confessioni. Al tribunale di Palermo sia Mannino che Salvino, stamattina, sono stati sentiti in Procura ma si sono avvalsi entrambi della facoltà di rispondere. Hanno anche rifiutato di sottoporsi all’esame della calligrafia. Mannino e Salvino sono rimasti in silenzio davanti ai giornalisti. Stesso atteggiamento tenuto anche dall’ex capogruppo alla Camera Riccardo Nuti, che ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere ed è rimasto in silenzio con la stampa.

I pm di Palermo vogliono capire cosa accadde quella notte dell’aprile del 2012 quando nell’allora sede del M5S di via Sampolo sarebbero state ricopiate centinaia di firme dopo un errore formale per un luogo di nascita sbagliato. Qualcuno però sta parlando. Si tratta del deputato regionale del Movimento Cinquestelle Giorgio Ciaccio che ha raccontato ai magistrati tutti i particolari della vicenda e ha confermato il racconto della collega dell’Ars Claudia La Rocca. Entrambi i deputati si sono autosospesi dal movimento.

A questo punto si attende la decisione sull’autosospensione dei deputati Nuti e Mannino, che sono ancora nel M5S, nonostante l’invito formale fatto dal leader Beppe Grillo, sul blog. Una decisione potrebbe essere presa dai tre nuovi probiviri appena eletti, Riccardo Fraccaro, Paola Carinelli e Nunzia Catalfo.

Sabato scorso era toccato all’ex attivista Alice Pantaleone essere sentita dai pm, e a Samantha Busalacchi, ex assistente parlamentare all’Ars. Mentre Pantaleone ha smentito ogni suo coinvolgimento nella vicenda, Busalacchi si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

In due mesi, comunque, la Procura sembra avere chiuso il cerchio sulla vicenda. Con tre testimoni pronti a raccontare dall’interno cosa accadde, centinaia di disconoscimenti di firme e saggi grafici che potrebbero aggiungere un ulteriore importante tassello. Agli indagati – è accaduto già sia alla Busalacchi e alla Pantaleone – è stato chiesto di lasciare uno scritto da confrontare graficamente con le firme “incriminate”.

Ma mentre le indagini della Procura proseguono politicamente il caso delle firme false rimane una patata bollente difficile da gestire per Beppe Grillo e la Casaleggio Associati. Ora che i nomi che devono essere sentiti sono quelli di importanti parlamentari, il rischio che anche i vertici del M5S vengano coinvolti è più che concreto che mai.

Già in passato l’attivista da cui è partita l’indagine denunciava che anche Beppe era a conoscenza: il proprietario del locale dove venivano falsificate le liste per le comunali palermitane del 2012, Luigi Scarpello, lo avrebbe raccontato a Grillo durante una cena coi 100 migliori attivisti pentastellati. Il fondatore del M5S avrebbe allargato le braccia in segno di sconforto, ma non avrebbe preso alcuna azione. Il fondatore dei Cinque Stelle ha però negato la circostanza.

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