Fino a 400 euro al mese alle famiglie povere. Oggi le prime domande

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Al via il Sia (sostegno per l’inclusione attiva) in tutta Italia: aiuti per 200mila nuclei e 500mila bambini con un budget di 750 milioni. In discussione il reddito di inclusione con una dote di un miliardo l’anno

Conto alla rovescia terminato per l’avvio del Sia, il sostegno per l’inclusione attiva, prodromo di quello che già dall’anno prossimo sarà il reddito d’inclusione. La misura in rampa di lancio è uno strumento di lotta alla povertà, che prevede un’erogazione economica per le famiglie disagiate. Da oggi si possono presentare al Comune le domande per ricevere il beneficio. Il primo novembre, invece, scatterà il primo versamento bimestrale.

Il Sia ha già una storia di sperimentazione alle spalle, ed avrà un futuro che si sta disegnando in questi giorni in Parlamento. Partita come social card, cioè solo un rudimentale strumento per gli acquisti, è stata trasformata – con una sperimentazione in 12 grandi città – in uno strumento di accesso ai servizi sociali, con un programma definito per ogni famiglia, e una carta per per spese mediche e per l’istruzione. Oggi quello strumento si estende a tutta l’Italia: il meccanismo che è stato costruito per accedervi consente di essere «elastici», ovvero di partire con una platea limitata che in futuro potrà allargarsi fino ad includere tutti i poveri del Paese. Non una categoria di famiglie, ma proprio tutti coloro che hanno bisogno. A spiegarlo è Raffaele Tangorra, direttore generale per l’inclusione e le politiche sociali del ministero del Lavoro. “È un servizio a tendere, non tutto può funzionare all’inizio – spiega – Ma questo modello ha una vocazione universale, che evita l’approccio categoriale. A regime tutte le persone in stato di bisogno avranno un sostegno”.

Come funziona

Chi vuole richiedere il beneficio deve presentare al Comune un modulo (predisposto dall’Inps) in cui si dichiara il possesso dei requisiti per poter accedere al sostegno. Lo strumento si rivolge alle famiglie e non ai singoli individui, ecco perché i “paletti” che delimitano la platea riguardano l’intero nucleo familiare. C’è una soglia di Isee di 3mila euro annui. È poi richiesta nel la presenza nel nucleo familiare di un figlio minore, o di un figlio disabile (in questo caso anche maggiorenne), o anche un figlio in arrivo. Un insieme di voci (tra cui anche la situazione occupazionale) determinerà un punteggio, in base al quale viene calcolato l’ammontare del contributo da erogare. Bisogna arrivare a 45 punti per ottenere il contributo massimo, che è di 400 euro al mese. Una famiglia di 4 persone può in media arrivare a 320 euro al mese, 80 euro a persona. Il contributo viene erogato bimestralmente, ecco perché per chi fa richiesta oggi il primo versamento arriverà a novembre.

Il punteggio

Come si può raggiungere il massimo di punteggio? Se si è una madre single si hanno 25 punti, con un bimbo minore di 3 anni si aggiungono 5 punti, se si ha un secondo figlio arrivano altri 10 punti, con un Ise di 2.400 euro si ottengono 5 punti. Sommando ogni voce si raggiungono i 45 punti, tetto massimo per ottenere il contributo.

Il piano

Non può accedere al Sia chi è già beneficiario di sussidi per la disoccupazione, né chi risulti proprietario di beni di valore. Entro i 15 giorni successivi la presentazione della domanda, i Comuni inviano il modulo all’Inps, che dovrà verificare l’effettiva titolarità del richiedente. Una volta “approvata”, l’Inps invia la lista delle richieste ai Comuni e dispone il pagamento alle Poste. Entro 60 giorni dall’accreditamento del primo bimestre, i Comuni predispongono un progetto personalizzato per ciascun richiedente. Questo strumento, infatti, non è solo un contributo in denaro, ma anche un sistema di assistenza che punta all’inserimento sociale. Le famiglie beneficiarie dovranno quindi seguire dei corsi, mandare i figli a scuola, partecipare a iniziative su proposta del Comune.

Il futuro

Per ora siamo ancora lontani dalla universalità, ma sicuramente questo primo passo è importante. Il budget a disposizione è di 750 milioni per quest’anno (di cui 380 milioni inseriti nella legge di Stabilità, 70 milioni di risparmi della vecchia social card, 120 milioni stanziati nella Stabilità 2014 –ovvero 40 per tre anni – e 167 milioni stanziate da un decreto legge del 2013). L’obiettivo è raggiungere circa 200mila famiglie con 500mila bambini poveri. In altre parole, si coprirebbe la metà della popolazione minorile in stato di emergenza economica. Sono infatti un milione i minori in stato di povertà in Italia, come ha censito l’Istat. Questo vale per l’oggi. L’anno prossimo invece il Sia confluirà nel reddito di inclusione previsto dalla legge delega per il contrasto alla povertà. Il Parlamento sta introducendo delle novità allo schema attuale: ci sarà una governance più centralizzata (oggi la regia è dei servizi sociali dei singoli Comuni), cambierà il meccanismo di erogazione, non ci sarà più una somma fissa ma una base a cui si aggiungeranno cifre diverse a seconda dei bisogni. E soprattutto si dovrebbero prevedere più risorse. Già oggi il Def stanzia la spesa di un miliardo l’anno per la lotta alla povertà.

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