Festa M5S, Grillo soffia sull’odio: “E sia chiaro, il capo sono io”

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“Renzi venga a farsi due passi qui…”. Di Battista e Di Maio restano i favoriti del comico. Attivisti emiliani su Pizzarotti: “È una risorsa, perché non è qui?”

Inviata a Palermo – Invoca un “sano” ritorno ai tempi del “Vaffa”, ché “quello spirito lì ci ha portato fin qui”. Gli adepti che lo circondano eseguono: “Giornalisti piraña”, “fuori la Rai” gridano. Già che c’è, anche Grillo dà il buon esempio in diretta: i giornalisti sono “feticisti al contrario”, “spezzeremo il circuito mediatico” e, di ritorno dal mercato storico palermitano di Ballarò, consegna questa osservazione: “Ma quanto è odiato Renzi, venisse a farsi due passi qua che glielo spiegano…”. Quasi intimidatorio. Ma, oltre al “vaffa”, serve anche “immagine” e televisione, dove “deve andare chi funziona e chi porta argomenti”. In mezzo e soprattutto resta il principio base di Gianroberto Casaleggio: “Uno vale uno”.

Eccola qui la fase 2 del Movimento 5 Stelle, quella che “ci porterà al governo”: ritorno al passato con innesti di futuro. Con “un nuovo Regolamento, uscirà in settimana, per cui non ci sarà più da discutere”. Se non fosse che a parlare è un urlante Beppe Grillo con la chioma argento sempre fluente e davanti a 25 mila metri quadri di bandiere 5 Stelle disseminate nel pratone del Foro Italico di Palermo, uno potrebbe scambiarlo per uno dei tanti leader politici alle prese con la rifondazione del proprio partito. Sono state settimane di discussioni. Ancora venerdì sera, tra insalate di mare e orate alla griglia e poi in quel locale vista mare alla Kalsa a festeggiare quattro eletti 5 Stelle. E di nuovo ieri mattina, mentre fa due passi nei vicoli del mercato di Ballarò. Lui, cioè Grillo, il giovane Casaleggio, l’altro “Casa”, Rocco Casalino, il boss della comunicazione.

Non c’è Di Maio, neppure Di Battista, neanche Roberto Fico o Carla Ruocco. Roberta Lombardi è ancora alle prese con la realizzazione del sito della kermesse 5 Stelle. È filtrato di tutto: fine del Direttorio, declassamento dei giovanotti che già si sentono premier e vicepremier, avanzata di qualche più serio e concreto senatore fedele alle origini. Tutto sbagliato. “Le solite speculazioni di giornalisti feticisti” per dirla con Grillo. Verità valide un giorno, invece, nel tentativo di tenere unito il Movimento che alla prova di governo fa errori, mostra limiti, è attraversato da gelosie e correnti. La fase 2 del Movimento comincia qui a Palermo, alla kermesse che è il terzo raduno M5S. E ricomincia da Grillo. “Sono qui, sono io, e ci sarò sempre, sarò il leader almeno finché non andremo al governo” dice salendo sul grande palco alle 17 e 45 sulle note di “Un amore così grande”, battendosi il petto, emozionato davanti a un pubblico plaudente e urlante ma che non arriva neppure a un terzo dei previsti 100 mila.

Saliranno un po’ in serata, una volta finita la partita (il Palermo in casa contro la Juventus) e attaccate le jam session dei dj. S’era capito che poteva finire così quando i palinsesti tv hanno annunciato che oggi RaiTre, da In mezz’ora di Lucia Annunziata, ospita in diretta da Palermo il confronto tra Di Battista e Di Maio. Una scelta che non poteva non aver avuto il sigillo del leader. Chi sperava – tanti – in un passo indietro dei due battitori, resta deluso. Roberta Lombardi, che ancora non ha rinunciato a regolare i conti con Virginia Raggi, si deve accontentare di un forte abbraccio con il leader quando a fine mattinata, arriva al Foro Italico e le fa i complimenti per “l’ottimo lavoro”. Il duro e puro Roberto Fico è il più ammaccato: deve accettare la conferma dell’investitura di Dibba e Di Maio ma in cambio ha ottenuto la garanzia che a comandare sarà uno e uno solo. “Beppe è eccezionale, c’è e ci sarà sempre al 100 per cento” dice.

Carla Ruocco, l’altra “scontentata”, cammina un passo di lato al leader, alla sinistra, come lo spirito santo. Ma oggi non ci sarà quando Virginia Raggi salirà sul palco di Palermo. Un senatore osserva scena e parole e dice alla cronista: “Meno male che non siamo telepatici, perché altrimenti scriveresti pagine intere…”. Fico aggiunge: “In politica non ci devono essere vip, è uno sbaglio, esistono persone che partecipano a un programma”.

Peccato che quando Di Battista arriva con la moto del suo tour Costitution Coast to Coast, in mezzo ad altri centauri siciliani, sembra i Beatles negli anni sessanta raccontati nel bellissimo film documentario di Ron Howard: delirio e passione. L’unica sintesi possibile, allora, è quella che Grillo elabora con fatica e preoccupazione e mette in scena sul palco. “Io rimango un commediante ma sono il vostro leader, non sono perfetto, ho le mie difficoltà ma d’altra parte, dalla mia gastrite cronica, che mi dà insonnia, è nato il Movimento”. Tornare allo spirito del vaffa “di dieci anni fa ve lo ricordate? Bellissimo e insegnarlo a quelli più giovani che arrivano adesso”. Chiede “unità”: “Dal primo all’ultimo eletto dobbiamo ricompattarci e decidere come vivremo nei prossimi vent’anni”.

E tranquillizza: “Se dopo gli errori fatti e tutto quello che ci scrivono contro abbiamo perso solo l’1-2%, allora ragazzi andiamo dove vogliamo. La verità è che siamo clienti e fornitori dell’unica vera offerta politica. Oltre noi c’è il nulla e la gente lo ha capito”.

Scontento per assenza di Pizzarotti

Il popolo 5 Stelle applaude. E mormora, anche. La domanda del giorno tra i gazebo dei comuni emiliano-romagnoli ha un nome un cognome: Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma, assente perché non invitato in quanto sospeso da tre mesi. “È da stamani che mi chiedo perché non c’è, chiedo ma non trovo risposta” dice Maurizio Zabali, attivista di Carpi. “Non è intelligente questa cosa, quel ragazzo è una risorsa per il Movimento e anche se in alto fanno finta di nulla, noi vogliamo sapere”. Solletichi il gazebo di Formigine, provincia di Modena, di Faenza, Scandiano, Cavriago e Albinea e tutti dicono la stessa cosa: “Pizzarotti è un buon amministratore, questa situazione è ridicola e soprattutto sbagliata”. Pare che nelle chat l’argo – mento sia molto trattato. Tutti chiedono. Ma le risposte non arrivano. Un mistero. Un po’come quello per cui l’indagata assessora romana Paola Muraro resta in carica pur essendo indagata e avendolo taciuto per quasi due mesi.

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