Fertility Day: breve riassunto di un fallimento mediatico

Salute
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Dagli scatti ansiogeni alle foto tacciate di razzismo: la campagna del Fertility Day è un piccolo manuale degli errori da evitare nella comunicazione

schermata-09-2457654-alle-17-08-25Che il Fertility Day abbia scatenato un mare di polemiche è un fatto conclamato. Ma in particolare a rappresentare il vero punto debole della campagna del ministero della Salute è stato il suo lato mediatico. Quasi in maniera sistematica tutte le immagini pubblicitarie a supporto dell’iniziativa si sono rivelate, nel migliore dei casi, poco focalizzate, nel peggiore addirittura offensive: un boomerang devastante che si è ingrossato in rete fino ad acquisire le caratteristiche della virilità; dalla famosa foto della clessidra che recita “La bellezza non ha età. La fertilità sì.”, percepita come monito ansiogeno, a quella del rubinetto che sgocciola “La fertilità è un bene comune“, che appare superficialmente equiparare tutte le situazioni (quella di chi può procreare e di chi, magari, non può permetterselo). Tanto che, a suggellare questa serie di imbarazzanti autogol iconografici è arrivato lo stesso Matteo Renzi, che si è smarcato dall’iniziativa: “Per fare i figli servono situazioni strutturali, non cartelloni” .

In un primo momento, a occuparsi della comunicazione della campagna è stata l’agenzia di Milano Mediaticamente, che tra le altre cose avrebbe sviluppato un videogioco schermata-09-2457654-alle-17-09-55(rimosso in tempo record dalla rete) in cui un ovulo e uno spermatozoo sono intenti a scansare temibili sigarette, siringhe e cocktail (sic). In seguito al montare delle critiche l’agenzia è stata destituita dal suo incarico, e si è scelto di ripartire da zero. Il primo settembre la stessa ministra Beatrice Lorenzin ha fatto marcia indietro: “Stiamo ricalibrando la comunicazione e rivedendo le cartoline che hanno fatto più scalpore”. Da mesi inoltre circola la notizia di un bando da 113.300 euro indetto dal ministero per “promuovere direttamente l’idea che la Fertilità è un bene comune”, il cui intento, a giudicare dai risultati, è rimasto (per dirla eufemisticamente) irrealizzato.

Ma i guai non finiscono, in queste ore è stato ritirato un opuscolo ministeriale sull’infertilità, la cui copertina era stata accusata di razzismo: in seguito a tale episodio la Lorenzin ha addirittura revocato il mandato al direttore generale per la comunicazione del ministero (ma non sarebbe stato meglio controllare prima?).
Rispetto a quest’ultima immagine (qui sopra a destra), in rete qualcuno fa notare come la qualità estetica del montaggio sia sciatta e non professionale; l’accostamento degli scatti che ritraggono due gruppi di giovani è l’unione di due fotografie reperibili facilmente attraverso delle banche dati di foto online, tipo Shutterstock. E giocoforza ci si chiede quali siano le logiche che sottostanno all’assegnazione di tali lavori, se il risultato è così scadente, in virtù del fatto che in Italia abbondano validissimi studi di grafica e di comunicazione, che saprebbero sicuramente fare di meglio, o, quantomeno, evitare effetti così smaccatamente controproducenti.

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