Febbre, vomito, diarrea. La storia di Matilda, 2 anni, in ospedale per il bagno a mare.

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Crisi dei depuratori e cariche batteriche elevate. Quando fare il bagno al mare diventa un rischio. L’allarme di Legambiente

Portare i bambini al mare, perché fa bene, per lo iodio, per farli divertire e prendere il sole.  Invece, per colpa del bagno a mare, succede che ti ritrovi in ospedale. E’ la storia della figlia minore di Chiara T., 36 anni, una delle tante mamme che, dall’hinterland romano si riversano nelle case estive del litorale laziale, precisamente a Nettuno: “ Matilda ha 26 mesi, è una bambina molto vivace, siamo andate al mare, sul litorale di Nettuno. Già dopo il primo giorno aveva delle bollicine sul collo, ma avevo pensato ad un eritema e, invece la notte, ha iniziato a vomitare senza sosta, ad avere diarrea e la febbre è salita a quaranta gradi.  All’inizio mi sono rivolta alla farmacia e subito mi è stato chiesto se la piccola era stata in spiaggia. Poi anche al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Anzio è stata la prima cosa che mi hanno chiesto.”

Il caso di Matilda non è l’unico, Chiara ci racconta che solo in quel giorno c’erano almeno altri 7 bambini che presentavano gli stessi sintomi. Antibiotico, tachipirina e fisiologica per idratare quel piccolo corpicino. La causa è un virus intestinale.

“Nella zona di Anzio e Nettuno abbiamo fatto due prelievi e le acque hanno una carica batterica superiore di escherichia coli e di enterococco di oltre il doppio del limite consentito per legge – ci spiega Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – Il problema è che l’Arpa spesso non considera balneabili alcune zone,  a volte per la presenza di un porto a volte per altre motivazioni, e non esegue i campionamenti. Poi, però, è pieno di stabilimenti e di persone che fanno il bagno”.

Quest’anno Goletta verde, la campagna di monitoraggio di Legambiente sullo stato di salute di coste e delle acque italiane, ha solo nel Lazio monitorato 24 punti, di questi 15 presentano problemi di depurazione e cariche batteriche elevate. “Questo però non riguarda solo il Lazio, ma anche Abruzzo, Campania, Calabria. In sintesi tutte le località balneari che non riescono a sostenere la depurazione della popolazione estiva. La questione è che – racconta Scacchi – i Comuni, secondo la vigente normativa sulle acque di balneazione, dovrebbero dare informazioni sulla qualità dei singoli tratti di mare, eppure in nessuno dei punti da noi campionati abbiamo trovato cartellonistica informativa”.

Mamma Chiara ora pensa solo a Matilda. A casa col padre è rimasta la figlia maggiore di 5 anni che vorrebbe andare al mare per fare ancora castelli di sabbia e chiede dove sia la sorellina. Chiara si raccomanda: “Lo scriva, che si dovrebbero vergognare, i bambini vanno tutelati. E io non ho letto nessun cartello”. Auguri Matilda, guarisci presto.

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