“Fate tornare Girone in Italia”. Giornata cruciale per il marò, tra L’Aja e Bruxelles

Mondo
Il marò Salvatore Girone firma al commissariato di polizia di Chanakyapuri, nei pressi dell'ambasciata d'Italia a New Delhi dove risiede da oltre tre anni, 30 marzo 2016. ANSA/ MARIA GRAZIA COGGIOLA

L’Italia ha formulato la propria richiesta al Tribunale arbitrario, ma l’India si oppone. E il premier Modi al vertice con l’Ue non vuole rispondere alle domande dei giornalisti

“Un essere umano non può essere usato come garanzia per la condotta di uno Stato”. L’ambasciatore Francesco Azzarello, agente dell’Italia al Tribunale arbitrale dell’Aja, ha formulato ufficialmente la richiesta per il rientro di Salvatore Girone nel nostro Paese. Perché se “l’Italia riconosce la necessità dell’India di avere garanzie” per il ritorno dei marò a Nuova Delhi quando sarà celebrato il processo, dall’altra parte tale garanzia non può essere rappresentata dal trattenere una persona costretta a vivere “a migliaia di chilometri dalla sua famiglia, con due figli ancora piccoli, privato della sua libertà e dei suoi diritti”. Un danno questo che non riguarda solo Girone, ma la stessa Italia, “che subisce un pregiudizio grave e irreversibile”.

La richiesta italiana rivolta al Tribunale è di stabilire le condizioni per far tornare Girone fino alla fine dell’arbitrato, con le dovute garanzie per l’India, che d’altra parte è chiamata quanto meno a formulare un capo d’accusa. Anche stamattina Azzarello ha confermato la fiducia già espressa ieri sull’esito positivo della richiesta.

L’India, però, giudica “inammissibile” la richiesta del collegio italiano. “C’e’ il rischio – argomentano i rappresentanti indiani nella loro memoria scritta consegnata ai giudici dell’Aja – che Girone non ritorni in India nel caso venisse riconosciuta a Delhi la giurisdizione sul caso”. Per questo chiedono “assicurazioni in tal senso” da parte dell’Italia, ritenendo “insufficienti” quelle fornite finora”. Nel testo si sottolinea come Girone viva in “condizioni ragionevoli”, non trovandosi in prigione, ma bensì nella residenza dell’ambasciatore italiano a Nuova Delhi. “Ciò che è veramente irreversibile – prosegue la memoria indiana – è la morte dei due pescatori”.

I lavori all’Aja proseguiranno fino a domani. Mentre il premier indiano Modi è arrivato a Bruxelles per un summit Ue-India, dove i rappresentanti europei chiederanno conto – su input italiano – anche della vicenda dei marò. Modi ha interesse a mostrarsi collaborativo, per favorire anche le proprie richieste di aver accesso al programma missilistico internazionale Mtcr, finora bloccata dal veto italiano, ma anche per sbloccare l’accordo di libero scambio rimasto bloccato da tre anni.

Le premesse, però, non sono incoraggianti. L’India, infatti, sta tenendo bloccato lo svolgimento della conferenza stampa al termine dell’incontro, mentre i funzionari dell’Ue hanno ricevuto il compito di insistere affinché non ci si limiti a una dichiarazione comune, ma si consenta ai giornalisti di porre domande, anche sul caso dei marò.

Vedi anche

Altri articoli